Anno santo, musica santa! in rivista Liturgia culmen et fons n 4 del 2024

 

Anno Santo:

un anno ordinario da vivere in modo straordinario

Don Enrico Finotti

 

Questa trattazione si rivolge in particolare ai musicisti cattolici perché, sulla base di un'adeguata

formazione teologico-liturgica sull'Anno liturgico, possano operare con competenza ed efficacia

spirituale nella composizione ed esecuzione della musica e del canto sacro nella liturgia 1 .

Premessa

Un fatto piuttosto preoccupante nella vita liturgica odierna è l'estraneità dei complessi musicali

dall'azione liturgica, in modo che sembra quasi si faccia un appalto, dato a questo o quel complesso

musicale, per, si dice, animare la liturgia. Sembra venuto meno il ruolo tipico e insostituibile della

Schola quale ingrediente necessario per la celebrazione corretta dell'azione liturgica solenne. E'

venuta a mancare l'integrazione della Schola con il rito liturgico e la docilità dei maestri e dei

coristi al servizio liturgico conforme alle leggi proprie dei riti e alla finalità stessa del canto e della

musica sacra nella liturgia. Sarà necessario perciò superare questo deragliamento e ritornare

all'erezioni di Scholae secondo la tradizione liturgica secolare. La presente trattazione ha quindi lo

scopo di fornire la necessaria formazione liturgica senza la quale non è possibile nessuna attuazione

competente e seria della celebrazione liturgica nella Chiesa. In particolare qui si vuole offrire

elementi utili alla celebrazione del prossimo Anno santo ordinario (2025) imperniato sulla

realizzazione di un Anno straordinario, ma condotto sulla base dell'Anno liturgico ordinario.

 

I Un Anno liturgico ordinario celebrato in modo straordinario

Quando si trattò di organizzare il programma del Grande Giubileo dell'anno 2000 il comitato

organizzatore suggerì al Papa Giovanni Paolo II un criterio singolare per impostare i programmi

dell'Anno santo: un anno liturgico ordinario celebrato in modo straordinario.

Infatti, nella Premessa al Calendario universale dell'anno 2000 si afferma:

 

1 cfr. AISG, Tre giorni di formazione liturgico-musicale, Anno Santo, musica santa, Convegno

nazionale Assisi, 4 -7 marzo 2024 – Relazione liturgica di don Enrico Finotti.

 

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L'Anno Santo del 2000, nel quale la Chiesa celebra il bimillenario della nascita di Gesù suo Signore e Salvatore, è

un anno giubilare e un anno liturgico.

Questi due aspetti non possono essere separati, ma dovranno dar vita a un unico spazio temporale, nel quale

armonicamente si fondano il dato cronologico, insito nel numero 2000, e il dato misterico, proprio della

celebrazione sacramentale del mistero di Cristo 2 .

Punto centrale rimane il consueto ritmo liturgico […] Dalla liturgia e dai suoi riti e testi ordinari, e mai in

sostituzione di questi, dovrà essere pensata ogni altra celebrazione specifica, che scaturisca dall'indole propria

dell'Anno Santo […] in accordo e quasi per diretta emanazione della celebrazione dell'anno liturgico si dovranno

pensare eventi e celebrazioni specifiche 3 .

L'attenzione, il rispetto e, soprattutto, il primato dell'Anno Liturgico, emergono chiaramente e in modo

determinato anche nella impostazione dei precedenti Anni Santi. Essi prevedono che ogni iniziativa

straordinaria loro propria sia rigorosamente composta con la struttura, i riti, i tempi e le feste dell'Anno

Liturgico.

Per l'Anno Santo straordinario della Redenzione 1983:

Ogni anno liturgico è, invero, la celebrazione dei misteri della nostra redenzione; ma la ricorrenza giubilare della

morte salvifica di Cristo suggerisce che tale celebrazione sia più intensamente partecipata […] è chiaro che il

giubileo della Redenzione […] non dev'essere altro che un anno ordinario celebrato in modo straordinario 4 .

Per l'Anno mariano 1987:

Il santo Padre ha indicato l'anno liturgico quale naturale contesto in cui inserire la varie iniziative che le Chiese

locali programmeranno per celebrare l'anno dedicato alla beata Vergine. Si tratta di un'indicazione importante, che

questa Congregazione desidera ribadire: le iniziative cultuali mariane dovranno essere armonizzate con i temi e le

caratteristiche di ciascun tempo liturgico. […]

La celebrazione dell'anno mariano costituisce un'occasione per svolgere o riprendere presso i fedeli il discorso

sull'anno liturgico, durante il quale si celebra armonicamente 'tutto il mistero di Cristo, dall'incarnazione e dalla

natività fino all'ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore'. Per

molti di essi costituirà una fortificante scoperta venire conoscenza che ogni anno liturgico è un'anno di

misericordia' (cf. Is 61, 3), un vero 'anno santo': perché peno della presenza misterica di Cristo, il 'Santo di Dio'

(cf. Mc 1, 24; Lc 1, 35; 4, 34) e del dono dello Spirito Santo; e perché, nell'ordinato succedersi dei vari tempi

liturgici e attraverso le celebrazioni dei santi misteri, 'viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono

santificati'. Nella misura in cui i fedeli acquisteranno coscienza della bellezza dell'anno liturgico e della sua forza

santificatrice, apprezzeranno questo 'santo segno' che consente ad essi di celebrare l'intera storia della salvezza e

di trasformare il tempo cronologico in tempo salvifico 5 .

Questa scelta di impostare l'Anno santo sul rispetto integrale dell'Anno liturgico ordinario, oltre

che essere coerente con la dottrina conciliare espressa nella Costituzione liturgica 6 , ha offerto

l'opportunità che l'Anno Giubilare non sia un fatto episodico, relativo all'anno in cui corre, ma sia

l'occasione per impostare la celebrazione dell'Anno liturgico nelle diocesi e parrocchie,

 

2 COMITATO CENTRALE GRANDE GIUBILEO DELL'ANNO 2000, Calendario dell'Anno Santo 2000, Tipografia

Vaticana, 1998, Premessa, nn. 1.4.5.6.

3 CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Il Giubileo del 2000 e le Chiese orientali cattoliche, in

Enchiridion Vaticanum, vol.18°, n. 1415,

4 GIOVANNI PAOLO II, Indizione del Giubileo, 6 gennaio 1983, in Enchiridion Vaticanum, vol. VIII, n. 496 e n. 500.

5 CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Celebrazione dell'anno mariano, 3 aprile 1987, in Enchiridion

Vaticanum, vol. X, n.1443-1444.

6 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione sulla Sacra Liturgia "Sacrosanctum Concilium", Milano,

ed.Ancora, 1966, cap. V.

 

3

 

esplicitando le potenzialità in esso contenute, in modo che possa diventare uno strumento adeguato

che annualmente si ripropone a servizio dell'evangelizzazione.

 

II Il primato e la centralità dell'Anno liturgico

Qual è il fondamento del primato e della centralità dell'Anno liturgico nell'intera vita della Chiesa?

Il primato e la centralità dell'Anno liturgico poggia sul noto assioma relativo alla liturgia che viene

dichiarata come culmen et fons della vita della Chiesa (SC, n. 10). Appunto perché la liturgia è il

culmine e la fonte della vita della Chiesa ne consegue che l'Anno liturgico - che contiene il

complesso plenario e organico delle azioni liturgiche distribuite nella successione delle domeniche,

nelle varie feste e nei tempi sacri – abbia un ruolo primario e centrale nella vita della Chiesa.

Infatti, se la Liturgia, non solo è, ma deve anche emergere visibilmente come l'azione

soprannaturale apicale (culmen) e fontale (fons) dell'intera vita ecclesiale, è logico che l'itinerario

dell'Anno liturgico, che somministra con ordine e sapienza il complesso variegato e completo degli

atti liturgici, debba avere quel carattere primaziale e centrale che è richiesto per dare forma

soprannaturale ad ogni altra attività ecclesiale ad intra e ad extra, che dovrà ricevere la forma

Christi, che scaturisce soprattutto dal Sacrificio quotidiano e dai Sacramenti.

Il primato e la centralità dell'Anno liturgico ha subìto nella secolare storia della Chiesa alcune

flessioni, che hanno contribuito in parte per attenuare la celebrazione estesa e completa dell'Anno

liturgico col popolo di Dio in quanto tale, riservando tale celebrazione ad una cerchia ristretta, i

monaci e il clero, che impressero alla liturgia il carattere proprio della loro spiritualità, inducendo le

normali comunità ecclesiali a sopperire con la creazione dei molteplici pii esercizi. Si suole indicare

questo fenomeno con le due note espressioni: liturgia fori e liturgia chori, ossia la liturgia destinata

a tutto il popolo e quella propria dei monasteri. Tale processo viene descritto con la distinzione tra

la liturgia cattedrale e la liturgia monastica, distinzione alquanto impiegata e considerata nel

processo della riforma liturgica del Vaticano II.

Dalla fine dell'antichità fino al 16° 17° secolo tutta la vita pubblica viene improntata dal calendario cristiano delle

feste. Residui del culto pagano-germanico vengono eliminati o cristianizzati […] Dall'alto Medio Evo risulta anche

una tendenza contraria: quella della clericalizzazione della liturgia in generale e delle feste in particolare. Si

sviluppano sempre più delle feste che vengono celebrate solo più dal clero all'altare e in coro, le cosiddette festa

chori, che però non hanno più alcun influsso sulla società, che non sono più festa fori. Probabilmente si deve

cercare qui anche la tendenza che più tardi ha portato a un anno liturgico autonomo.

Si dovrà constatare che per un gran numero di cristiani e perfino per le comunità attive, in primo luogo per la

società dell'Europa centrale e settentrionale, la vita nel e dell'anno liturgico è diventata in larga misura inefficace,

anzi è andata perduta. Un anno cristiano festivo nel senso pieno della parola esiste soltanto più sulla carta dei libri

liturgici, in comunità monastiche e in altre simili e in singoli circoli e comunità animati liturgicamente. Le feste

sono diventate in larga misura festa chori 7 .

Le considerazioni qui riportate evidenziano l'odierna problematica dell'Anno liturgico. Si tratta di

verificare se e in che misura l'Anno liturgico oggi sia effettivamente celebrato nelle normali

7 La Liturgia della Chiesa, Manuale di scienza liturgica, a cura di Hans Bernhard Meyer, Hansjorg Auf der Maur,

Balthasar Fischer, Angelus A. Haussling, Bruno Kleinheyer, vol. 5°, Le celebrazioni nel ritmo del tempo I, Feste del

Signore nella settimana e nell'anno, Torino, ed. LDC, 1990, p. 325 e p. 334.

 

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comunità cristiane: Anno liturgico chori (solo sui libri liturgici e per il clero) o Anno liturgico fori

(concretamente celebrato in parrocchia per tutto il popolo)? La riforma del Concilio Vaticano II ha

voluto rendere l'Anno liturgico e tutte le azioni sacre in esso contenute, adatto per essere realmente

celebrato dalla comunità ecclesiale nel suo insieme.

La recente riforma liturgica, insomma, intende ridare all'Anno liturgico quel ruolo primario e

centrale che doveva avere nei primi secoli, quando l'intera Chiesa locale procedeva a ritmo liturgico

in ogni sua operazione vitale. La genesi dell'Anno liturgico, infatti, ha le sue radici remote

nell'itinerario catecumenale e penitenziale che la Chiesa ordinava per i catecumeni e i penitenti

pubblici, ma con l'accompagnamento plenario dell'intero popolo di Dio, che camminava e

trepidava con loro, quasi come un permanente catecumenato annuale, che rinverdiva in tutti

l'identità e la responsabilità dell'essere cristiani.

 

III Alcune dimensioni teologiche fondamentali dell'Anno liturgico

Per impostare con convinzione l'Anno Liturgico quale itinerario principe della vita della Chiesa e

uniformare ogni attività pastorale sui ritmi e le scadenze dell'Anno liturgico è necessario

comprenderne la sua intima forza e conoscerne le caratteristiche teologiche fondamentali che lo

ispirano.

Metterò in evidenza alcune caratteristiche strutturali dell'Anno liturgico:

- la dimensione trinitaria

- la dimensione cristocentrica

- la dimensione evangelica

- la dimensione eucaristica

Il testo, qui riportato, evidenzia con rara attualità la dimensione trinitaria e cristocentrica dell'Anno

Liturgico e insieme presenta l'Eucarestia come l'anima e la Risurrezione come il cuore di tutto

l'anno ecclesiastico:

Il Ciclo di Natale ci rappresenta l'amore del Padre celeste nel darci il suo Figlio Unigenito, i misteri della promessa

del Redentore, dell'Incarnazione, della nascita, della vita nascosta e pubblica di Gesù Cristo nostro Salvatore. […]

Nel ciclo di Natale Gesù ci comparisce come Profeta: per mezzo dell'Antico Testamento, della sua vita e delle sue

opere Egli prepara il sacrificio santissimo della Redenzione. [ …]

Il Ciclo di Pasqua ci pone dinanzi agli occhi l'amore infinito del Figlio di Dio nei misteri dell'amara sua passione e

morte, della sua gloriosa Risurrezione ed ascensione al cielo. […] In questo Ciclo noi riconosciamo Gesù Cristo

qual sommo Sacerdote, che consuma sulla croce il suo sacrificio per la redenzione del mondo. […]

Il Ciclo di Pentecoste ci ricorda la missione dello Spirito Santo ed i mirabili effetti da lui prodotti sovra gli

apostoli; ci rammenta inoltre la prodigiosa propagazione della Chiesa cattolica in tutto il mondo. […] Nel Ciclo di

Pentecoste la Chiesa ci presenta Gesù come Re, il quale coi preziosissimi frutti del suo sacrificio di croce si fonda

un regno, lo governa ed ognor più lo dilata.

Il Centro dell'opera della Redenzione di Cristo è il suo sacrificio sulla croce, che raggiunse il suo compimento nella

gloriosa sua Risurrezione. Perciò la Domenica di Pasqua e la Settimana Santa costituiscono il Centro di tutto

l'anno ecclesiastico. Il ciclo di Natale deve considerarsi come preparazione, quello di Pentecoste come

continuazione e compimento del sacrificio della croce. La s. Messa, nella quale si rinnova e si perpetua il sacrificio

della croce, può quindi ben a ragione chiamarsi l'anima di tutto l'anno ecclesiastico 8 .

 

8 GOFFINE - MAZZARINI, Libro d'istruzione e di divozione cristiana, Bressanone, ed. A. Weger, 1910, p. 32-33

(Quest'opera viene citata in quanto rappresenta uno sforzo di interpretazione della liturgia e un avvicinamento ad essa

del popolo, che ebbe largo seguito nel Trentino nella fine del secolo XIX fino alla prima metà del secolo XX).

 

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1. La dimensione trinitaria dell'Anno liturgico

L'anno liturgico ha una struttura «trinitaria» 9 : infatti è l'Unico Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito

Santo, l'artefice dell'opera della nostra salvezza.

La sua misteriosa azione è insieme propria e distinta in ognuna delle Persone divine ed è tuttavia

indivisibile, in tal modo che non vi è azione del Padre che non sia mediante il Figlio nello Spirito

Santo.

La Chiesa esprime questa verità nella sua preghiera:

Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio,

che è Dio e vive e regna con te

nell'unità dello Spirito Santo

per tutti i secoli dei secoli. Amen 10 .

Questa economia trinitaria è rispecchiata nella struttura stessa dell'Anno liturgico.

Infatti, nel ciclo natalizio risalta principalmente l'azione del Padre, che prepara l'umanità ad

accogliere il Figlio.

In questa prima parte (ciclo natalizio) è il Padre che è nettamente al primo piano dell'attenzione della liturgia. Egli

vi appare come Colui che creò il mondo e l'uomo, elevò Adamo e lo costituì capo religioso dell'umanità. E' lui che

Adamo offese per il peccato e che noi in Adamo abbiamo offeso dandoci a Satana e meritando la sua ira e le

miserie di cui ci ha colpiti. E' Lui che , ciò nonostante, promise il Redentore e preparò la redenzione nell'Antico

Testamento 11 .

Ma insieme opera il Figlio che, preannunziato nelle figure dell'Antico Testamento, ora dice: Ecco,

io vengo per fare, o Dio, la tua volontà (Eb 10, 7), e agisce pure la potenza dello Spirito Santo che,

dopo aver parlato per mezzo dei profeti, opera l'Incarnazione nel seno della Vergine Maria.

Così nel ciclo pasquale risalta principalmente l'azione del Figlio che, quale Sommo sacerdote della

nuova Alleanza, offre al Padre il Sacrificio per la redenzione del genere umano. Ma, insieme, nello

sguardo del Figlio domina il Padre, origine e termine dell'opera del Cristo: Mio cibo è fare la

volontà del Padre che mi ha mandato (Gv 4, 34) e Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 17, 21).

L'opera di Cristo a sua volta si svolge nella potenza dello Spirito Santo, che sarà il frutto del

mistero pasquale: Spirò (Gv 19, 30 letteralmente Emise lo Spirito) e Ricevete lo Spirito Santo (Gv

20, 22).

Con la seconda parte del ciclo (ciclo pasquale) passa al primo piano la realizzazione della redenzione portataci da

Cristo anzitutto nei suoi mysteria paschalia: passione, morte, risurrezione e ascensione […]. Ora, in tutto questo è

Cristo, il Figlio incarnato, nostro Redentore e capo nella sua passione e nella sua gloria, che è al primo piano

dell'attenzione della liturgia 12 .

 

9 VAGAGGINI, Il senso teologico della liturgia, Roma, ed. Paoline, 1965, p. 237 ss.

10 Messale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI,

Conferenza episcopale italiana, Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1983, conclusione delle collette.

11 VAGAGGINI, p. 237.

12 VAGAGGINI, p. 238.

 

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Infine nel Tempo Ordinario risalta principalmente l'azione dello Spirito Santo, che santifica la

Chiesa preparandola al ritorno del Signore ed entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e

profeti (Sap 7, 27).

Nell'ultima fase del ciclo, dall'Ascensione alla Pentecoste, è finalmente lo Spirito Santo che balza al primo piano

dell'attenzione. Qui si svolge liturgicamente il concetto come tutta l'opera della realizzazione della redenzione di

Cristo nei singoli uomini, dal momento che Cristo è salito alla destra del Padre nella gloria, si faccia in Spiritu, con

la presenza e l'opera dello Spirito che anima la Chiesa e vivifica i suoi mezzi di santificazione, di dottrina e di

governo 13 .

Ma, insieme, lo Spirito Santo interiorizza il mistero di Cristo: Prenderà del mio e ve l'annunzierà

(Gv 16, 14) per rendere l'umanità redenta un sacrificio perenne, gradito al Padre 14 .

In tal modo la struttura trinitaria dell'Anno liturgico è bene espressa nell'antica dossologia

conclusiva della preghiera eucaristica:

Per Cristo, con Cristo e in Cristo,

a te, Dio Padre onnipotente,

nell'unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria

per tutti i secoli dei secoli. Amen 15 .

Si comprende allora che celebrare l'Anno liturgico è celebrare, in modo esteso e solenne in un ciclo

solare, il mistero della Santissima Trinità ed essere sacramentalmente coinvolti nella Sua azione

salvifica.

Non a caso la Chiesa conclude la prima parte dell'Anno liturgico (sei mesi) con una solenne

Dossologia trinitaria: la domenica della santissima Trinità, che conclude il complesso delle grandi

feste cristologiche.

2. La dimensione cristocentrica dell'Anno liturgico

Cristo, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli

che per mezzo di Lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore (Eb 7, 24-25).

a. Cristo Gesù, il Signore (il Kyrios)

Soggetto incontrastato dell'Anno liturgico è Gesù Cristo, il Kyrios, in tutta la sua integrità e totalità:

Figlio di Dio incarnato, nato e vissuto, morto e risorto e ora nella gloria in atto continuo di

comunicare al mondo la vita divina di cui è pieno e unico dispensatore 16 .

Quando si tratta della presenza e dell'azione di Cristo nella sua Chiesa, in specie nella liturgia, il pericolo è questo:

che, più o meno coscientemente, noi la concepiamo come una cosa avvenuta una volta per sempre nella vita terrena

di Gesù dall'incarnazione alla morte in croce, e che ora non è più presente se non nel campo puramente psicologico

della conoscenza e degli affetti 17 .

Invece:

 

13 Idem.

14 MRI, PE III.

15 MRI, conclusione della PE.

16 VAGAGGINI, C., Il senso teologico della liturgia, Roma, ed. Paoline, 1965, p. 247.

17 VAGAGGINI, p. 250.

 

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Nella liturgia Cristo è presente qui ed ora, non come una idea astratta, ma come una persona viva [...] Così nella

realtà liturgica, l'azione attuale sacerdotale di Cristo, che cominciò con l'incarnazione, si compì sul Golgota e si

prolunga presso il Padre, diventa una realtà che ci investe realmente e presenzialmente. Il tempo vi è superato e

come sospeso: Cristo, il suo sacrificio, la sua virtù santificatrice, la sua preghiera, la sua azione mediatrice presso il

Padre, sono lì presenti, realmente, fisicamente sotto il velo dei segni sensibili. Tutti gli uomini nel succedersi dei

secoli, individualmente, uno per uno, partecipando alla realtà liturgica, possono diventare contemporanei di Cristo

[...], che sempre vivo e presente, attira a sé ogni uomo nell'orbita della sua azione sacerdotale, sacrificale,

mediatrice che trascende ormai ogni spazio e ogni tempo 18 .

Infatti nella liturgia la parte di Cristo è cosa talmente reale, viva, presente e preponderante che, in fondo, non vi è

nel mondo che un unico liturgo: Cristo, e un'unica liturgia: quella di Cristo 19 .

La centralità del Kyrios nell'azione liturgica è ben descritta anche dal Righetti che chiama il Cristo:

Liturgo per eccellenza.

Tutta la liturgia è impostata essenzialmente su Cristo, il Cristo risorto e glorificato alla destra del Padre, mediatore

nostro presso di lui. Per quanto, come Dio, potrebbe essere termine del culto, e oggetto, insieme col Padre, delle

nostre adorazioni, pure, nell'economia liturgica, egli mantiene quella funzione di sacerdote e mediatore che fu

motivo e scopo della sua incarnazione. Egli perciò nel culto cattolico appare principalmente come il Liturgo per

eccellenza, il grande Pontefice della nuova Legge […], che, a capo del popolo da Lui redento, offre a Dio Padre il

culto perfetto 20 .

Se non si comprende la presenza attuale del Kyrios nella liturgia, ci si riduce a ritenere le feste e le

azioni liturgiche a guisa di sacre rappresentazioni, che vorrebbero riprodurre semplicemente gli

eventi storici desunti dai Vangeli. In realtà la Chiesa sa bene che il Soggetto presente ed operante

nella liturgia è il Kyrios nel suo stato glorioso attuale ed è su questa base che il modello della

liturgia terrena non è tanto l'evento storico quanto piuttosto le visioni mistiche dell'Apocalisse. Da

ciò il fondamento della solennità liturgica, che senza tale prospettiva perde il suo ruolo, ridotto ad

una imitazione storica e non raramente pauperistica degli eventi evangelici.

b. Cristo Profeta, Sacerdote e Re

L'Anno liturgico è quindi dominato dalla Persona di Cristo Signore, il Kyrios, nell'esercizio

continuo e presente del suo triplice ministero: profetico, sacerdotale e regale.

Dopo la gloriosa ascensione di Cristo al cielo, l'opera della salvezza continua attraverso la celebrazione della

liturgia, la quale, non senza motivo, è ritenuta momento ultimo della storia della salvezza. Nella liturgia infatti

Cristo è in vario modo realmente presente: è il capo che presiede l'assemblea cultuale, le cui membra sono

insignite della dignità regale; il maestro, che continua a proclamare il vangelo di salvezza; il sacerdote, che offre il

sacrificio della nuova legge e agisce efficacemente presso il Padre in favore degli uomini (Eb 7, 25); il fratello

primogenito (Rm (, 29), che unisce la sua voce alla voce di innumerevoli fratelli. I fedeli, aderendo alla parola di

fede e partecipando 'nello Spirito' alle celebrazioni liturgiche, incontrano il Salvatore e sono inseriti vitalmente

nell'evento salvifico 21 .

Queste tre dimensioni sono inseparabili nella Persona di Cristo. Anche se ogni atto del Signore è

profetico, sacerdotale e regale, tuttavia è possibile rilevare nei tre cicli dell'Anno liturgico la

prevalenza di uno di questi uffici.

Nel ciclo natalizio Cristo appare soprattutto come il Profeta che proclama il suo mistero pasquale

nelle antiche profezie, nelle vicende e nelle figure dell'Antico Testamento e lo attualizza già in

germe ed inizio nell'Incarnazione e nelle sue prime manifestazioni.

 

18 VAGAGGINI, p. 261.

19 VAGAGGINI, p. 249.

20 RIGHETTI, Storia liturgica, ed Ancora, 1964, vol. I, p. 20-21.

21 Messe della Beata Vergine Maria, Raccolta di formulari secondo l'anno liturgico, Conferenza episcopale italiana,

Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1987, n. 11.

 

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Nel ciclo pasquale Cristo appare soprattutto come il Sacerdote che consuma sulla Croce il suo

Sacrificio per la redenzione del mondo e risorgendo ci ridona la vita immortale

Nel tempo ordinario Cristo appare soprattutto come il Re che fonda il suo regno e lo dilata fino

agli estremi confini della terra nella potenza dello Spirito Santo; il buon Pastore, che conduce la sua

Chiesa attraverso i tempi sotto la guida di coloro che ha costituito pastori 22 , fino alla pienezza della

sua manifestazione, quando ritornerà nella gloria.

Il papa Pio XII nell'Enciclica Mediator Dei definisce l'Anno liturgico in questo modo:

L'Anno liturgico […] non è una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato, o una

semplice e nuda rievocazione di realtà d'altri tempi. Esso è, piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua

Chiesa, e che prosegue il cammino di immensa misericordia da Lui iniziato con pietoso consiglio in questa vita

mortale, quando passò beneficando (cfr. At 10, 38), allo scopo di mettere le anime umane al contatto dei suoi

misteri, e farle vivere per essi 23 .

 

3. La dimensione evangelica dell'Anno liturgico

L'Anno liturgico romano è incentrato sul mistero di Cristo e lo celebra riferendosi alle

testimonianze più qualificate di questo mistero: i Vangeli. L'Anno liturgico quindi segue lo schema

dei Vangeli, soprattutto quello offerto dai sinottici. Infatti, nell'Anno liturgico non si celebrano

direttamente gli eventi e i personaggi dell'Antica Alleanza e non vi sono feste relative ai fatti

dell'Antico Testamento 24 , ma questi intervengono a preparare, esplicitare e commentare l'evento

centrale di Cristo, cosa che avviene soprattutto nella prima lettura della Messa (il Profeta).

Così non si celebrano gli eventi della Chiesa apostolica descritti negli Atti degli Apostoli, eccetto il

grande mistero della Pentecoste, frutto del Mistero pasquale, ma il Nuovo Testamento interviene ad

approfondire e spiegare il mistero di Cristo, soprattutto nella seconda lettura festiva della Messa

(l'Apostolo) o anche nella prima lettura feriale, se è tolta dal Nuovo Testamento.

In altri termini, la Chiesa prende in mano il Vangelo e lo sfoglia annualmente pagina dopo pagina e

ne evidenzia i fatti più importanti col grado di solennità, altri col grado di festa e proclama nella

successione dei giorni, con ordine, l'intera trama evangelica.

La fedeltà ai Vangeli, componendo il tutto secondo l'ordine storico, redazionale e teologico insito in

essi, conferisce all'Anno liturgico la garanzia di proporre oggi il mistero di Cristo in modo

oggettivo e completo, sotto la superiore garanzia dello Spirito Santo, autore principale dei Vangeli.

E' altresì da notare come, secondo lo schema dei Vangeli sinottici, l'attività pubblica del Signore,

dal battesimo presso il fiume Giordano fino alla sua Passione, venga descritta e contenuta nel tempo

cronologico di un anno solare nel quale domina sovrano l'unico grande viaggio verso

 

22 MRI, Prefazio degli Apostoli, I.

23 PIO XII, Enciclica Mediator Dei (20 nov. 1947), parte III, II.

24 La Liturgia della Chiesa, Manuale di scienza liturgica, a cura di Hans Bernhard Meyer, Hansjorg Auf der Maur,

Balthasar Fischer, Angelus A. Haussling, Bruno Kleinheyer, vol. 5°, Le celebrazioni nel ritmo del tempo I, Feste del

Signore nella settimana e nell'anno, Torino, ed. LDC, 1990, p. 321: "Non ci sono note feste cristiane che abbiano come

contenuto esclusivamente avvenimenti della storia della salvezza dell'Antico Testamento; si tratta sempre di

avvenimenti salvifici di Cristo, che sono tipologicamente prefigurati nell'Antico Testamento".

 

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Gerusalemme, dove si compirà il mistero della Pasqua di morte e risurrezione, proprio in

coincidenza con quelle solenni feste, che costituirono per secoli la sua prefigurazione.

E' noto che l'evangelista Luca presenta l'azione salvifica di Gesù come un misterioso pellegrinaggio (Lc 9, 51- 19,

45), la cui meta intenzionale è Gerusalemme, la città messianica, il luogo del suo sacrificio pasquale e del suo

esodo al Padre: 'Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre' (Gv

16, 28) 25 .

L'Anno liturgico adotta questo medesimo criterio raccogliendo in un unico anno solare tutta l'opera

della nostra Redenzione. Sotto tale aspetto si vede chiaramente come i Vangeli sinottici e l'Anno

liturgico concordino nell'esporre e celebrare il mistero salvifico di Cristo con l'identica modalità

annuale. Ed ecco che allora si comprendono le parole del Signore all'inizio della sua vita pubblica

quando nella sinagoga di Nazareth adempie la profezia di Isaia predicando un anno di grazia del

Signore (cfr. Lc 4, 16-20) e nella parabola del fico sterile è invocata la pazienza del Padre in un

anno di misericordia (cfr. Lc 13, 5-9).

Può essere interessante anche considerare come l'attuale distribuzione in tre Anni del lezionario

festivo della Messa (ABC) abbia un riferimento simbolico ai tre anni della vita pubblica del

Signore, come risulta dal vangelo di s. Giovanni e dall'espressione di Lc 13, 7: Ecco, son tre anni

che vengo a cercare frutti su questo fico (cfr. Bibbia di Gerusalemme, nota a Lc 13, 7: è forse un'allusione alla

durata del ministero di Gesù, come risulta dal quarto vangelo).

La lettura biblica (nella Sinagoga) si fa in modo che la Torah sia letta entro l'anno (anticamente entro tre anni) 26 .

4. La dimensione eucaristica dell'Anno liturgico

L'Eucaristia è il cuore dell'Anno liturgico

- sia perché il mistero celebrato nell'Anno liturgico è contenuto in ogni Eucaristia:

- sia perché ogni festa viene celebrata mediante l'Eucaristia:

- sia, infine, perché la struttura globale dell'Anno liturgico ha la forma dell'Eucaristica.

a. La Messa contiene l'Anno liturgico in quanto è la celebrazione sacramentale dell'intero

mistero di Cristo, che viene poi esteso a tutto l'Anno liturgico:

Dal fatto che nella Messa si concentrano sacramentalmente col sommo grado di espressione e di efficacia

tutte le fasi del mistero di Cristo, bisogna dire che ogni messa è Avvento, Natale, Epifania, Giovedì santo,

Venerdì santo, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Ognissanti, Cristo Re. Una festa liturgica non può essere

qualcosa che non sia già realmente contenuto in ogni e singola Messa.

Ecco, dunque, la relazione precisa tra ogni e singola Messa e una festa liturgica: teologicamente ogni Messa

esprime sinteticamente e, a suo modo, realizza efficacemente, tutto il mistero di Cristo. Ma noi siamo così

fatti, nella nostra limitata capacità psicologica, che non possiamo penetrare in una sola volta tutte le ricchezze

della grazia del mistero di Cristo, che si esprime e si realizza sinteticamente in ogni Messa, in un sol punto

dello spazio e del tempo. Abbiamo dunque bisogno che questo mistero ci venga successivamente come

scomposto e analizzato nei suoi diversi aspetti, sempre tutti e simultaneamente presenti, per poter concentrare

successivamente, con calma e con sufficiente efficacia psicologica, la nostra attenzione ora sopra uno e ora

sopra l'altro ed arrivare così a penetrarci sempre più del senso pieno di ogni singola Messa.

25 CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà

popolare e liturgia, Principi e orientamenti, Libreria Editrice Vaticana, 2002, n. 280.

26 FEDERICI, TOMMASO, Israele vivo, in Quaderni Missionari, Edizioni Missioni Consolata, Torino, 1962, p. 99.

 

10

 

Questo mettere liturgicamente in rilievo ora l'uno ora l'altro dei diversi aspetti dell'unico mistero di Cristo

che si realizza simultaneamente in ogni Messa, si chiama appunto celebrare una festa liturgica 27 .

b. Ogni festa liturgica viene celebrata mediante l'Eucaristia ed ha nell'Eucaristia la sua

efficacia sacramentale e la sua pienezza:

E' per questo che tutte le feste si celebrano sempre essenzialmente con l'unica stessa Messa. I formulari

diversi di cui essa, sempre la stessa, si veste, per così dire, nelle diverse occasioni, non fanno altro che

mettere maggiormente in rilievo ora l'uno ora l'altro dei punti tutti sempre presenti e che costituiscono

l'unico e integrale mistero di Cristo 28 .

Non è possibile venire a contatto con i singoli misteri celebrati nelle varie feste se non

mediante la Messa, la quale mentre ci unisce al mistero del giorno celebrato, ci dona sempre

la totalità di Cristo e dei suoi misteri, realtà che non è mai divisibile.

Il mistero è unico ed è quello pasquale, anche se nelle feste natalizie esso può venir considerato e celebrato

sotto l'aspetto particolare dell'Incarnazione. E proprio perché non esiste un mistero proprio del Natale e della

Circoncisione o dell'Epifania, che anche in queste feste viene celebrato l'unico mistero rituale della Pasqua

che è la Messa. Nella Messa noi celebriamo tutto il mistero della salvezza, anche se la cornice delle varie

feste può dare ad essa un risalto, un rilievo, una prospettiva particolare e parziale 29 .

Lo stile della liturgia, infatti, è sempre globale. Ci si deve abituare pertanto a concepire l'anno liturgico come

un incontro sempre totale con Cristo anche quando, a causa della nostra limitatezza, lo dobbiamo celebrare

secondo momenti particolari. Del resto, il nostro sguardo non è ancora in grado, come avverrà nella vita

futura, di abbracciare con un'unica visione la totalità del Mistero; da qui la necessità di dispiegarlo in

momenti singoli per poterlo vivere adeguatamente 30 .

Ogni festa quindi è la celebrazione del mistero pasquale nella sua totalità, colto tuttavia in un

suo aspetto o fase particolare 31 .

L'anno liturgico è quindi soprattutto un ricco anello d'oro essenzialmente costituito dalle Messe 32 .

c. L'Anno liturgico ha la forma dell'Eucaristia

L'anno liturgico nella sua struttura generale ricalca le linee del rito della Messa, sicché,

l'intero Anno liturgico riflette la celebrazione eucaristica nelle sue parti fondamentali, quasi

una grande Messa, estesa nel tempo di un anno.

Infatti la celebrazione liturgica dell'Eucaristia poggia sui tre gesti eucaristici del Signore:

- prese il pane,

- disse la preghiera di benedizione,

- lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli 33 .

27 VAGAGGINI, p. 182.

28 VAGAGGINI, p. 185.

29 BERTI, G., La celebrazione del mistero pasquale nell'anno liturgico, in Sussidi liturgico-pastorali, n. 13, Opera della

Regalità, Ed. Vita e pensiero, Roma, 1966, p. 229.

30 AA.VV., Celebrare il mistero della salvezza, I. L'Anno liturgico, LV, Edizioni liturgiche, Roma, 1998, p. 31.

31 Anamnesis, introduzione storico - teologica alla Liturgia, Casale Monferrato, ed. Marietti, 1988, vol. VI, pp. 353-355.

32 Enciclopedia liturgica, a cura di R. Aigrain e collaboratori, Alba, ed. Paoline, 1959, p. 627.

33 MRI, PE.

 

11

 

Questi, sviluppati dalla tradizione liturgica, generano le tre parti fondamentali della liturgia

eucaristica, ossia:

- la presentazione delle offerte,

- la prece eucaristica,

- la comunione.

Parti che, pur diverse e variabili nelle varie famiglie liturgiche e lungo i secoli, formano

tuttavia la base costante ed immutabile in ogni rito, sia dell'Oriente che dell'Occidente.

Osservando l'Anno liturgico, possiamo vedere che il Ciclo natalizio a guisa di un grande

Offertorio prepara la vittima del Sacrificio, sia nell'opera profetica dell'Antico Testamento,

sia, soprattutto, nell'incarnazione del Verbo.

Il tempo di Natale è come il grande offertorio della grande Messa che è l'anno liturgico: la Vergine e la

Chiesa preparano e presentano al Padre la Vittima che a Pasqua gli sarà immolata. A Natale viene assunta dal

Verbo l'umanità che a Pasqua egli stesso salverà. Il tempo che lo precede, cioè l'Avvento, è il tempo della

preparazione dell'offerta che in quella di Cristo deve includere anche la nostra, è il tempo della raccolta dei

nostri doni, è il tempo della Vergine dell'Annunciazione che è tutta presente nelle parole rivolte all'Angelo:

«Ecco l'ancella del Signore» […], che fanno eco a quelle che Cristo pronuncia entrando nel mondo:

«Eccomi, Dio, a fare la tua volontà» […] L'incarnazione prepara la materia del sacrificio, è la semente di

quell'albero misterioso carico dei frutti della salvezza che un giorno sarà piantato sul Calvario 34 .

Non a caso il rito offertoriale dell'acqua che si unisce al vino è interpretato dalla Chiesa con

una formula estratta dalla liturgia natalizia 35 , che esprime insieme con la nostra unione con

Cristo, anche quella dell'unione in Cristo delle due nature, l'umana e la divina.

Così il Ciclo pasquale, a guisa di una solenne Prece eucaristica, celebra il compimento del

sacrificio redentore, nell'offerta sacrificale di Cristo al Padre.

Infine il Tempo Ordinario in cui la Chiesa, dopo la Pentecoste, mossa dallo Spirito Santo,

porta nel mondo la salvezza di Cristo, rende questo tempo simile ad una grande Comunione,

che mette in contatto l'umanità intera col mistero pasquale del Signore.

Una simile visione dell'Anno liturgico non può essere intesa rigidamente, tuttavia delinea una

reale struttura eucaristica, che pervade la logica e l'insieme dell'Anno liturgico.

Al contempo, in una interpretazione mistica della Messa romana, si può ravvisare nelle parti

del rito l'intero Anno liturgico in miniatura: l'Avvento-Natale nei riti iniziali; la vita

pubblica nella liturgia della Parola; il ciclo Quaresima-Pasqua nella liturgia sacrificale; il

congedo dal mondo col mandato missionario nei riti di congedo

 

***

 

In conclusione possiamo dire che le quattro strutture teologiche dell'anno liturgico sopra esposte

dichiarano che:

 

34 BERTI, p. 229-230.

35 MRI, Colletta della Messa del giorno di Natale.

 

12

 

- nell'Anno liturgico vi è l'azione misteriosa e sempre attuale del Padre, del Figlio e dello

Spirito Santo, che opera la salvezza del genere umano (struttura trinitaria);

- che questa economia salvifica passa necessariamente e unicamente attraverso la persona e il

mistero del Verbo incarnato, «unico Mediatore fra Dio e gli uomini», unica visibilità del

Padre e unica fonte dello Spirito Santo, unica porta di accesso al Regno (struttura

cristocentrica);

- che il Mistero di Cristo ci è tramandato e comunicato nella sua integrità oggettiva nei

Vangeli, custoditi e garantiti dalla Chiesa (struttura evangelica);

- che questo mistero si attua nel tempo fino alla fine del mondo precipuamente nella

celebrazione sacramentale dell'Eucaristia, che rende presente ed efficace il mistero pasquale

con ritmo quotidiano, settimanale e annuale 36 (struttura eucaristica).

 

IV La sacramentalità dell'Anno liturgico

 

L'Anno liturgico è nella sua globalità e nelle sue parti un sacramentale 37 . Infatti, non a caso, il

Martirologio Romano nella prima domenica di Quaresima, entrando nel cuore del Mistero pasquale,

centro dell'Anno liturgico, proclama:

Prima Domenica di Quaresima, in cui ogni anno, sull'esempio di nostro Signore Gesù Cristo,

ha inizio il venerabile segno sacramentale dell'osservanza quaresimale.

Ciò significa che la forza delle feste e dei tempi sacri dell'Anno liturgico non poggia unicamente sul

piano didattico, pedagogico, psicologico e morale, che certamente è eminente ed efficace come in

nessun altro mezzo nella Chiesa, ma gode di una Grazia soprannaturale che, per l'intervento della

Chiesa, fluisce da Dio in relazione alla celebrazione dei vari misteri, resi attuali nelle solennità,

nelle feste, nelle memorie e nei tempi sacri.

Infatti:

La Madre Chiesa, mentre propone alla nostra contemplazione i misteri di Cristo, con le sue preghiere invoca quei

doni soprannaturali per i quali i suoi figli si compenetrano dello spirito di questi misteri per virtù di Cristo. Per

influsso e virtù di Lui, noi possiamo, con la collaborazione della nostra volontà, assimilare la forza vitale come

rami dell'albero, come membra del capo, e ci possiamo progressivamente e laboriosamente trasformare «secondo la

misura dell'età piena di Cristo» (Efesini 4, 13) 38 .

La medesima dottrina è ripresa dal Concilio Vaticano II, che afferma:

La santa Madre Chiesa [...] ricordando in tal modo i misteri della Redenzione, apre ai fedeli le ricchezze delle

azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, in modo tale da renderli come presenti a tutti i tempi, perché i fedeli

possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza 39 .

 

36 PAOLO VI, Lettera apostolica Mysterii Paschalis con la quale si approvano le norme generali dell'anno liturgico e il

nuovo calendario romano, in OLIVAR, A., Il nuovo calendario liturgico, Torino, ed. LDC, 1973, Introduzione.

37 Anamnesis, vol. VI, p. 366.

38 MD, parte III, II, p. 1016.

39 SC, n. 102.

 

13

 

Perciò si ritiene giustamente:

che nello svolgimento dell'anno liturgico non vengono solamente ricordate le azioni con cui Gesù Cristo, morendo,

ci ha portato la salvezza; e neppure si tratta di una semplice memoria del passato dal cui ricordo tutti i fedeli

ricevono istruzione e nutrimento. La celebrazione dell'anno liturgico invece possiede una speciale forza ed

efficacia sacramentale per nutrire la vita cristiana 40 .

Il carattere sacramentale dell'Anno liturgico raggiunge la pienezza nella celebrazione del Ciclo

pasquale nei suoi due tempi di Quaresima e di Pasqua, nei quali la Chiesa, mediante i sacramenti

dell'Iniziazione cristiana, genera nuovi Figli di Dio ed estende i confini del Regno di Dio.

Il carattere sacramentale dell'intero Anno liturgico suscita una problematica quanto mai attuale ed

urgente. Si tratta di valutare le condizioni di efficacia sacramentale delle azioni liturgiche.

L'azione liturgica di qualsiasi tipo e di diversa importanza richiede che sia rigorosamente eseguita

in modo conforme alle leggi intrinseche ad essa in modo che non venga meno la sua identità e la

sua specifica finalità. Ciò implica l'osservanza, competente ed intelligente, dei riti e delle preci (per

ritus et preces SC, n. 48) che costituiscono un rito liturgico. Se dovesse venir meno l'integrità

dell'azione liturgica, mutando i riti e le preci, oppure aggiungendo o togliendo da essi parti

importanti, viene compromessa la sua forza sacramentale. In altri termini né quell'atto liturgico

viene accettato dalla divina Maestà, né di conseguenza può essere strumento di santificazione per il

popolo di Dio e per i singoli fedeli. Per questo la Chiesa dichiara:

Nessun'altro, assolutamente, anche se sacerdote, aggiunga, tolga o muti alcunché di sua iniziativa, in materia

liturgica (SC, n. 22§3).

La forza soprannaturale della liturgia è condizionata alla sua celebrazione integra e fedele secondo

l'istituzione del Signore (liturgia di diritto divino: Sacrificio e Sacramenti) e la mens della Chiesa

(liturgia di diritto ecclesiastico) che conferisce il mandato di celebrare e consegna la forma dei riti

ricevuti dalla Tradizione apostolica e garantiti dall'autorità del Magistero.

Ora da decenni noi assistiamo ad una vasta manipolazione della liturgia: vengono mutati i riti,

inventate le preci, aggiunte molte chiose, soppresse parti importanti con sostituzioni indebite di

creazioni originali e simboli eccentrici.

In particolare desta una notevole preoccupazione lo stato del canto e della musica sacra, cha più di

altre parti della liturgia sono lasciate ad una creatività privata senza continuità con la tradizione

liturgica e ormai slegate da ogni regola desunta dai principi portanti dell'impostazione liturgica.

Una causa remota potrebbe essere individuata nella manipolazione della concessione del canto

popolare, tipico dei pii esercizi, anche all'interno della liturgia (cfr. SC, n.118) 41

Ritorno al pensiero già espresso nell'introduzione di questa relazione: si ha la percezione che la

Chiesa, giunta al momento del canto dentro un'azione liturgica, si arresti ed appalti ad altri

l'esecuzione degli interventi canori e musicali. Sembra che la Chiesa abbia dichiarato la sua

inadeguatezza per assolvere lo specifico relativo al canto, sia riguardo ai testi, sia riguardo alla

musica. L'intero e vasto patrimonio della musica sacra è stato liquidato perché giudicato inadeguato

40 MP, parte I.

41 SC 118: Si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle

stesse azioni liturgiche, secondo le norme e i precetti delle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli.

 

14

 

alla vigente riforma liturgica, nonostante le dichiarazioni solenni in tale materia contenute nella

Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium (SC, n. 116)

In particolare, l'ammissione nella liturgia del canto popolare in volgare in sostituzione dei canti

latini del Proprium Missae, ha finito per travolgere l'intero impianto della liturgia, conferendo de

facto legittimità al solo canto popolare in vernacolo con la totale estromissione dei testi e della

musica gregoriana contenuti nei libri liturgici.

Il Graduale Simplex stabilito dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC, n.117) come una

nuova modalità possibile per le chiese e le Scholae minori, avrebbe potuto assolvere in modo facile

alla partecipazione dei fedeli conservando giustamente i testi e la musica sacra stabiliti nel Messale.

Tuttavia tale offerta pare da subito essere stata incompresa ed abbandonata nella media delle nostre

chiese.

Anche le stesse Collezioni dei canti approvati a livello diocesano o nazionale sembrano ormai

estromesse in nome di una libera scelta di canti fatta dal gruppo che volta a volta anima la liturgia.

Purtroppo tale scelta si è rivelata in genere piuttosto precaria e fragile riguardo al tema, al ruolo e

alla finalità dei singoli canti all'interno del rito. Non esiste più il criterio oggettivo stabilito dalla

liturgia, ma il gusto soggettivo di coristi e maestri che non cantano più la liturgia, ma cantano nella

liturgia.

In questa situazione ci pone la domanda: Si può attribuire ancora il carattere e la forza sacramentale

alla concreta celebrazione liturgica nel settore dei canti de facto eseguiti? O non piuttosto in tale

settore viene a mancare quella sacramentalità, ossia quell'influsso della grazia, che ogni parte del

rito dovrebbe avere davanti a Dio e in ordine alla santificazione delle anime? Se la forma dei canti e

della musica stabilita dalla Chiesa viene sostituita con creazioni private ed espressioni soggettive

della spiritualità di gruppi e di singoli individui si può ancora parlare di quella efficacia

sacramentale che è tipica della liturgia?

Evidentemente il complesso dei canti di privata composizione, pur degni e buoni, non gode tuttavia

dell'efficacia propria della liturgia, ma si riduce a quell'efficacia minore che è propria dei pii

esercizi quali espressioni della pietà individuale. Si crea una mistura tra azione liturgica di alto

profilo oggettivo (riti e preci) e pii esercizi privati soggettivi e talvolta mediocri (canto e musica) 42 .

In questo stato di cose però viene meno l'altissima dignità della grande musica unita al testo

liturgico, assunta dalla Chiesa col vaglio della tradizione secolare ed eseguita in intrinseca simbiosi

col rito liturgico come parte nobilissima e necessaria della liturgia solenne. In tale canto e musica

liturgici si ode la voce della Sposa che loda il suo Signore ed emerge l'unico Soggetto operante

nella liturgia: Cristo e la Chiesa sua indissolubile sposa.

E' questo un dibattito necessario e urgente che spetta soprattutto a coloro che curano la liturgia nel

suo aspetto canoro e musicale.

V Le insidie al primato e alla centralità dell'Anno liturgico

 

42 La Chiesa vuole che liturgia e pii esercizi siano chiaramente distinti e non intrecciati per il diverso Soggetto operante

e la diversa dignità dell'atto.

 

15

 

Dai principi teologici sopra esposti si deduce quindi l'eccellenza dell'Anno liturgico rispetto ad altri

itinerari di indole privata, entro la Chiesa.

La via privilegiata per essere introdotti nel mistero della salvezza attuata nei santi 'segni' resta per noi quella di

seguire con fedeltà lo svolgersi dell'Anno liturgico 43

L'Anno liturgico, infatti, assicura innanzitutto la centralità del Mistero pasquale di Cristo, celebrato nella

completezza e nell'equilibrio delle sue parti: mistero che illumina, assume e trasforma tutte le realtà della

vita ecclesiale e umana.

Per questo ogni altro programma ecclesiale, pur necessario e legittimo, deve comporsi con il ritmo e il senso

dell'Anno liturgico.

Nel rapporto tra Liturgia e pietà popolare deve essere ritenuto un punto fermo la priorità della celebrazione

dell'Anno liturgico su ogni altra espressione e pratica di devozione 44

Così

- l'itinerario catechistico-catecumenale per la Iniziazione cristiana,

- l'itinerario devozionale delle devozioni popolari;

- l'itinerario pastorale diocesano e parrocchiale con la celebrazione delle vicende e necessità

locali e contingenti della vita;

- l'itinerario carismatico di movimenti e spiritualità;

- l'itinerario diversificato per categoria (bambini, giovani, anziani, ecc.);

- l'itinerario delle Giornate umanitarie (mondiali, nazionali e diocesane);

non possono essere paralleli e indipendenti dall'Anno liturgico, per non perdere il riferimento al mistero di

Cristo, così come i Vangeli lo propongono e la Chiesa lo celebra attualizzandolo.

L'Anno Liturgico e la celebrazione del dies dominicus formano il perno della catechesi permanente dell'intera

comunità: ad essi si devono far convergere tutti gli itinerari catecumenali propri delle diverse età della vita umana 45 .

Ecco perché per tutte queste iniziative spirituali, suscitate legittimamente dallo Spirito nella Chiesa, si

richiede, dopo il Concilio Vaticano II, il costante riferimento e la vigile integrazione nell'Anno liturgico,

quale garanzia di piena adesione al mistero di Cristo e difesa da soggettivismi devianti o riduttivi.

Si deve rispettare e difendere la domenica, come festa primordiale, quindi ad essa non siano anteposte altre

celebrazioni, se non sono davvero di grandissima importanza. Inoltre si presti attenzione che l'Anno Liturgico,

rinnovato per volere del Concilio Vaticano II, non sia oscurato da elementi secondari 46 .

Questo necessario riferimento assicura che le emergenze sociologiche, le devozioni private, la formazione

nella catechesi di Iniziazione, la spiritualità dei gruppi e degli individui, ecc. vengano a contatto in modo

oggettivo col mistero di Cristo e da esso traggano alimento, luce, equilibrio, garanzia ed efficacia.

43 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine, per l'Anno dell'Eucaristia, ottobre 2004-ottobre

2005, n.17.

44 DIRETTORIO, n. 94.

45 CEI, - RITO DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI, Premesse della Conferenza Episcopale Italiana,

n. 2.

46 Ordinamento Generale del Messale Romano, 2004, Editio Typica Tertia della Institutio Generalis Missalis Romani,

in notiziario dell'Ufficio Liturgico Nazionale, 22 maggio 2004, n. 394.

 

16

 

La storia insegna che, in certe epoche, la vita di fede è stata sostenuta da forme e pratiche di pietà, spesso sentite

dai fedeli come maggiormente incisive e coinvolgenti delle celebrazioni liturgiche. In verità 'ogni celebrazione

liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e

nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stessa grado'. Deve essere pertanto

superato l'equivoco che la Liturgia non sia 'popolare': il rinnovamento conciliare ha inteso promuovere la

partecipazione del popolo nella celebrazione liturgica, favorendo modi e spazi (canti, coinvolgimento attivo,

ministeri laicali…) che, in altri tempi, hanno suscitato preghiere alternative o sostitutive all'azione liturgica.

L'eminenza della Liturgia rispetto ad ogni altra possibile e legittima forma di preghiera cristiana deve trovare

riscontro nella coscienza dei fedeli: se le azioni sacramentali sono necessarie per vivere in Cristo, le forme della

pietà popolare appartengono invece all'ambito del facoltativo. Prova veneranda è il precetto di partecipare alla

Messa domenicale, mentre nessun obbligo ha mai riguardato i pii esercizi, per quanto raccomandati e diffusi, i quali

possono tuttavia essere assunti con carattere obbligatorio da comunità o singoli fedeli. Ciò chiama in causa la

formazione dei sacerdoti e dei fedeli, affinché venga data la preminenza alla preghiera liturgica e all'Anno liturgico

su ogni altra pratica di devozione. In ogni caso, questa doverosa preminenza non può comprendersi in termini di

esclusione, contrapposizione, emarginazione 47 .

 

Conclusione

In conclusione di questa relazione è opportuno delineare alcune scelte coerenti con i Principi qui

esposti. Il prossimo Anno santo (2025) attende delle proposte intelligenti e possibilmente

durature nella vita della Chiesa.

Nel caso specifico di maestri corali è evidente che l'ambito di operatività ecclesiale sarà in

primo luogo quello del culto divino, nei suoi due ordini: la liturgia e la pietà popolare.

Ed ecco tre scelte importanti e impegnative che dovrebbero conseguire alla presente riflessione:

1. Conferire all'Anno liturgico il suo intrinseco primato e centralità, consentendo al fatto che i

suoi ritmi, i suoi tempi sacri e le sue feste costituiscano la trama e la guida dell'intero piano

pastorale della diocesi e della parrocchia.

2. Costituire una Schola cantorum al servizio della liturgia e affidare esclusivamente ad essa la

celebrazione ordinaria della liturgia solenne, ossia della Messa domenicale principale e

dell'intero complesso dei riti propri delle solennità e feste liturgiche.

3. Realizzare de facto il motto: Cantare la liturgia e non nella liturgia. Ciò è possibile soltanto

con la presenza stabile di una schola con maestri e coristi formati liturgicamente e musicalmente

in modo da porsi veramente al servizio del culto pubblico e ufficiale della Chiesa,

nell'osservanza convinta e serena delle sue leggi e dei suoi fini.

Questi tre obiettivi rappresentano il frutto più alto e maturo delle migliori epoche della storia

liturgica e restano gli orizzonti necessari per un futuro di qualità.

Per raggiungere una così nobile meta si dovrà educare l'intero popolo di Dio ad uscire dal

piccolo mondo del soggetto e dei suoi immediati sentimenti, per accogliere nella fede un culto

oggettivo e sublime che scende dal cielo ed è consegnato dalla Chiesa per l'edificazione

dell'intero popolo di Dio e in esso dei singoli fedeli.

47 DIRETTORIO, n. 11.

 

17

 

Una tale prospettiva sarà possibile soltanto se si crederà fermamente che la liturgia non è

l'espressione immediata e superficiale della religiosità naturale umana, ferita dal peccato, ma lo

stesso culto che l'unigenito Figlio di Dio, Verbo incarnato ed ora glorioso presso il Padre, eleva

continuamente intercedendo per la nostra permanente santificazione.

In tal senso potremo concludere: Anno Santo, musica santa!24

 

Rivista "Liturgia culmen et fons" - 2024, n. 4

 

Anno Santo, musica santa!

 

____________________________________________________________

 

Anno Santo:

un anno ordinario da vivere in modo straordinario

Don Enrico Finotti

 

Questa trattazione si rivolge in particolare ai musicisti cattolici perché, sulla base di un'adeguata

formazione teologico-liturgica sull'Anno liturgico, possano operare con competenza ed efficacia

spirituale nella composizione ed esecuzione della musica e del canto sacro nella liturgia 1 .

Premessa

Un fatto piuttosto preoccupante nella vita liturgica odierna è l'estraneità dei complessi musicali

dall'azione liturgica, in modo che sembra quasi si faccia un appalto, dato a questo o quel complesso

musicale, per, si dice, animare la liturgia. Sembra venuto meno il ruolo tipico e insostituibile della

Schola quale ingrediente necessario per la celebrazione corretta dell'azione liturgica solenne. E'

venuta a mancare l'integrazione della Schola con il rito liturgico e la docilità dei maestri e dei

coristi al servizio liturgico conforme alle leggi proprie dei riti e alla finalità stessa del canto e della

musica sacra nella liturgia. Sarà necessario perciò superare questo deragliamento e ritornare

all'erezioni di Scholae secondo la tradizione liturgica secolare. La presente trattazione ha quindi lo

scopo di fornire la necessaria formazione liturgica senza la quale non è possibile nessuna attuazione

competente e seria della celebrazione liturgica nella Chiesa. In particolare qui si vuole offrire

elementi utili alla celebrazione del prossimo Anno santo ordinario (2025) imperniato sulla

realizzazione di un Anno straordinario, ma condotto sulla base dell'Anno liturgico ordinario.

 

I Un Anno liturgico ordinario celebrato in modo straordinario

Quando si trattò di organizzare il programma del Grande Giubileo dell'anno 2000 il comitato

organizzatore suggerì al Papa Giovanni Paolo II un criterio singolare per impostare i programmi

dell'Anno santo: un anno liturgico ordinario celebrato in modo straordinario.

Infatti, nella Premessa al Calendario universale dell'anno 2000 si afferma:

 

1 cfr. AISG, Tre giorni di formazione liturgico-musicale, Anno Santo, musica santa, Convegno

nazionale Assisi, 4 -7 marzo 2024 – Relazione liturgica di don Enrico Finotti.

 

2

 

L'Anno Santo del 2000, nel quale la Chiesa celebra il bimillenario della nascita di Gesù suo Signore e Salvatore, è

un anno giubilare e un anno liturgico.

Questi due aspetti non possono essere separati, ma dovranno dar vita a un unico spazio temporale, nel quale

armonicamente si fondano il dato cronologico, insito nel numero 2000, e il dato misterico, proprio della

celebrazione sacramentale del mistero di Cristo 2 .

Punto centrale rimane il consueto ritmo liturgico […] Dalla liturgia e dai suoi riti e testi ordinari, e mai in

sostituzione di questi, dovrà essere pensata ogni altra celebrazione specifica, che scaturisca dall'indole propria

dell'Anno Santo […] in accordo e quasi per diretta emanazione della celebrazione dell'anno liturgico si dovranno

pensare eventi e celebrazioni specifiche 3 .

L'attenzione, il rispetto e, soprattutto, il primato dell'Anno Liturgico, emergono chiaramente e in modo

determinato anche nella impostazione dei precedenti Anni Santi. Essi prevedono che ogni iniziativa

straordinaria loro propria sia rigorosamente composta con la struttura, i riti, i tempi e le feste dell'Anno

Liturgico.

Per l'Anno Santo straordinario della Redenzione 1983:

Ogni anno liturgico è, invero, la celebrazione dei misteri della nostra redenzione; ma la ricorrenza giubilare della

morte salvifica di Cristo suggerisce che tale celebrazione sia più intensamente partecipata […] è chiaro che il

giubileo della Redenzione […] non dev'essere altro che un anno ordinario celebrato in modo straordinario 4 .

Per l'Anno mariano 1987:

Il santo Padre ha indicato l'anno liturgico quale naturale contesto in cui inserire la varie iniziative che le Chiese

locali programmeranno per celebrare l'anno dedicato alla beata Vergine. Si tratta di un'indicazione importante, che

questa Congregazione desidera ribadire: le iniziative cultuali mariane dovranno essere armonizzate con i temi e le

caratteristiche di ciascun tempo liturgico. […]

La celebrazione dell'anno mariano costituisce un'occasione per svolgere o riprendere presso i fedeli il discorso

sull'anno liturgico, durante il quale si celebra armonicamente 'tutto il mistero di Cristo, dall'incarnazione e dalla

natività fino all'ascensione, al giorno di Pentecoste e all'attesa della beata speranza e del ritorno del Signore'. Per

molti di essi costituirà una fortificante scoperta venire conoscenza che ogni anno liturgico è un'anno di

misericordia' (cf. Is 61, 3), un vero 'anno santo': perché peno della presenza misterica di Cristo, il 'Santo di Dio'

(cf. Mc 1, 24; Lc 1, 35; 4, 34) e del dono dello Spirito Santo; e perché, nell'ordinato succedersi dei vari tempi

liturgici e attraverso le celebrazioni dei santi misteri, 'viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono

santificati'. Nella misura in cui i fedeli acquisteranno coscienza della bellezza dell'anno liturgico e della sua forza

santificatrice, apprezzeranno questo 'santo segno' che consente ad essi di celebrare l'intera storia della salvezza e

di trasformare il tempo cronologico in tempo salvifico 5 .

Questa scelta di impostare l'Anno santo sul rispetto integrale dell'Anno liturgico ordinario, oltre

che essere coerente con la dottrina conciliare espressa nella Costituzione liturgica 6 , ha offerto

l'opportunità che l'Anno Giubilare non sia un fatto episodico, relativo all'anno in cui corre, ma sia

l'occasione per impostare la celebrazione dell'Anno liturgico nelle diocesi e parrocchie,

 

2 COMITATO CENTRALE GRANDE GIUBILEO DELL'ANNO 2000, Calendario dell'Anno Santo 2000, Tipografia

Vaticana, 1998, Premessa, nn. 1.4.5.6.

3 CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Il Giubileo del 2000 e le Chiese orientali cattoliche, in

Enchiridion Vaticanum, vol.18°, n. 1415,

4 GIOVANNI PAOLO II, Indizione del Giubileo, 6 gennaio 1983, in Enchiridion Vaticanum, vol. VIII, n. 496 e n. 500.

5 CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Celebrazione dell'anno mariano, 3 aprile 1987, in Enchiridion

Vaticanum, vol. X, n.1443-1444.

6 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione sulla Sacra Liturgia "Sacrosanctum Concilium", Milano,

ed.Ancora, 1966, cap. V.

 

3

 

esplicitando le potenzialità in esso contenute, in modo che possa diventare uno strumento adeguato

che annualmente si ripropone a servizio dell'evangelizzazione.

 

II Il primato e la centralità dell'Anno liturgico

Qual è il fondamento del primato e della centralità dell'Anno liturgico nell'intera vita della Chiesa?

Il primato e la centralità dell'Anno liturgico poggia sul noto assioma relativo alla liturgia che viene

dichiarata come culmen et fons della vita della Chiesa (SC, n. 10). Appunto perché la liturgia è il

culmine e la fonte della vita della Chiesa ne consegue che l'Anno liturgico - che contiene il

complesso plenario e organico delle azioni liturgiche distribuite nella successione delle domeniche,

nelle varie feste e nei tempi sacri – abbia un ruolo primario e centrale nella vita della Chiesa.

Infatti, se la Liturgia, non solo è, ma deve anche emergere visibilmente come l'azione

soprannaturale apicale (culmen) e fontale (fons) dell'intera vita ecclesiale, è logico che l'itinerario

dell'Anno liturgico, che somministra con ordine e sapienza il complesso variegato e completo degli

atti liturgici, debba avere quel carattere primaziale e centrale che è richiesto per dare forma

soprannaturale ad ogni altra attività ecclesiale ad intra e ad extra, che dovrà ricevere la forma

Christi, che scaturisce soprattutto dal Sacrificio quotidiano e dai Sacramenti.

Il primato e la centralità dell'Anno liturgico ha subìto nella secolare storia della Chiesa alcune

flessioni, che hanno contribuito in parte per attenuare la celebrazione estesa e completa dell'Anno

liturgico col popolo di Dio in quanto tale, riservando tale celebrazione ad una cerchia ristretta, i

monaci e il clero, che impressero alla liturgia il carattere proprio della loro spiritualità, inducendo le

normali comunità ecclesiali a sopperire con la creazione dei molteplici pii esercizi. Si suole indicare

questo fenomeno con le due note espressioni: liturgia fori e liturgia chori, ossia la liturgia destinata

a tutto il popolo e quella propria dei monasteri. Tale processo viene descritto con la distinzione tra

la liturgia cattedrale e la liturgia monastica, distinzione alquanto impiegata e considerata nel

processo della riforma liturgica del Vaticano II.

Dalla fine dell'antichità fino al 16° 17° secolo tutta la vita pubblica viene improntata dal calendario cristiano delle

feste. Residui del culto pagano-germanico vengono eliminati o cristianizzati […] Dall'alto Medio Evo risulta anche

una tendenza contraria: quella della clericalizzazione della liturgia in generale e delle feste in particolare. Si

sviluppano sempre più delle feste che vengono celebrate solo più dal clero all'altare e in coro, le cosiddette festa

chori, che però non hanno più alcun influsso sulla società, che non sono più festa fori. Probabilmente si deve

cercare qui anche la tendenza che più tardi ha portato a un anno liturgico autonomo.

Si dovrà constatare che per un gran numero di cristiani e perfino per le comunità attive, in primo luogo per la

società dell'Europa centrale e settentrionale, la vita nel e dell'anno liturgico è diventata in larga misura inefficace,

anzi è andata perduta. Un anno cristiano festivo nel senso pieno della parola esiste soltanto più sulla carta dei libri

liturgici, in comunità monastiche e in altre simili e in singoli circoli e comunità animati liturgicamente. Le feste

sono diventate in larga misura festa chori 7 .

Le considerazioni qui riportate evidenziano l'odierna problematica dell'Anno liturgico. Si tratta di

verificare se e in che misura l'Anno liturgico oggi sia effettivamente celebrato nelle normali

7 La Liturgia della Chiesa, Manuale di scienza liturgica, a cura di Hans Bernhard Meyer, Hansjorg Auf der Maur,

Balthasar Fischer, Angelus A. Haussling, Bruno Kleinheyer, vol. 5°, Le celebrazioni nel ritmo del tempo I, Feste del

Signore nella settimana e nell'anno, Torino, ed. LDC, 1990, p. 325 e p. 334.

 

4

 

comunità cristiane: Anno liturgico chori (solo sui libri liturgici e per il clero) o Anno liturgico fori

(concretamente celebrato in parrocchia per tutto il popolo)? La riforma del Concilio Vaticano II ha

voluto rendere l'Anno liturgico e tutte le azioni sacre in esso contenute, adatto per essere realmente

celebrato dalla comunità ecclesiale nel suo insieme.

La recente riforma liturgica, insomma, intende ridare all'Anno liturgico quel ruolo primario e

centrale che doveva avere nei primi secoli, quando l'intera Chiesa locale procedeva a ritmo liturgico

in ogni sua operazione vitale. La genesi dell'Anno liturgico, infatti, ha le sue radici remote

nell'itinerario catecumenale e penitenziale che la Chiesa ordinava per i catecumeni e i penitenti

pubblici, ma con l'accompagnamento plenario dell'intero popolo di Dio, che camminava e

trepidava con loro, quasi come un permanente catecumenato annuale, che rinverdiva in tutti

l'identità e la responsabilità dell'essere cristiani.

 

III Alcune dimensioni teologiche fondamentali dell'Anno liturgico

Per impostare con convinzione l'Anno Liturgico quale itinerario principe della vita della Chiesa e

uniformare ogni attività pastorale sui ritmi e le scadenze dell'Anno liturgico è necessario

comprenderne la sua intima forza e conoscerne le caratteristiche teologiche fondamentali che lo

ispirano.

Metterò in evidenza alcune caratteristiche strutturali dell'Anno liturgico:

- la dimensione trinitaria

- la dimensione cristocentrica

- la dimensione evangelica

- la dimensione eucaristica

Il testo, qui riportato, evidenzia con rara attualità la dimensione trinitaria e cristocentrica dell'Anno

Liturgico e insieme presenta l'Eucarestia come l'anima e la Risurrezione come il cuore di tutto

l'anno ecclesiastico:

Il Ciclo di Natale ci rappresenta l'amore del Padre celeste nel darci il suo Figlio Unigenito, i misteri della promessa

del Redentore, dell'Incarnazione, della nascita, della vita nascosta e pubblica di Gesù Cristo nostro Salvatore. […]

Nel ciclo di Natale Gesù ci comparisce come Profeta: per mezzo dell'Antico Testamento, della sua vita e delle sue

opere Egli prepara il sacrificio santissimo della Redenzione. [ …]

Il Ciclo di Pasqua ci pone dinanzi agli occhi l'amore infinito del Figlio di Dio nei misteri dell'amara sua passione e

morte, della sua gloriosa Risurrezione ed ascensione al cielo. […] In questo Ciclo noi riconosciamo Gesù Cristo

qual sommo Sacerdote, che consuma sulla croce il suo sacrificio per la redenzione del mondo. […]

Il Ciclo di Pentecoste ci ricorda la missione dello Spirito Santo ed i mirabili effetti da lui prodotti sovra gli

apostoli; ci rammenta inoltre la prodigiosa propagazione della Chiesa cattolica in tutto il mondo. […] Nel Ciclo di

Pentecoste la Chiesa ci presenta Gesù come Re, il quale coi preziosissimi frutti del suo sacrificio di croce si fonda

un regno, lo governa ed ognor più lo dilata.

Il Centro dell'opera della Redenzione di Cristo è il suo sacrificio sulla croce, che raggiunse il suo compimento nella

gloriosa sua Risurrezione. Perciò la Domenica di Pasqua e la Settimana Santa costituiscono il Centro di tutto

l'anno ecclesiastico. Il ciclo di Natale deve considerarsi come preparazione, quello di Pentecoste come

continuazione e compimento del sacrificio della croce. La s. Messa, nella quale si rinnova e si perpetua il sacrificio

della croce, può quindi ben a ragione chiamarsi l'anima di tutto l'anno ecclesiastico 8 .

 

8 GOFFINE - MAZZARINI, Libro d'istruzione e di divozione cristiana, Bressanone, ed. A. Weger, 1910, p. 32-33

(Quest'opera viene citata in quanto rappresenta uno sforzo di interpretazione della liturgia e un avvicinamento ad essa

del popolo, che ebbe largo seguito nel Trentino nella fine del secolo XIX fino alla prima metà del secolo XX).

 

5

1. La dimensione trinitaria dell'Anno liturgico

L'anno liturgico ha una struttura «trinitaria» 9 : infatti è l'Unico Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito

Santo, l'artefice dell'opera della nostra salvezza.

La sua misteriosa azione è insieme propria e distinta in ognuna delle Persone divine ed è tuttavia

indivisibile, in tal modo che non vi è azione del Padre che non sia mediante il Figlio nello Spirito

Santo.

La Chiesa esprime questa verità nella sua preghiera:

Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio,

che è Dio e vive e regna con te

nell'unità dello Spirito Santo

per tutti i secoli dei secoli. Amen 10 .

Questa economia trinitaria è rispecchiata nella struttura stessa dell'Anno liturgico.

Infatti, nel ciclo natalizio risalta principalmente l'azione del Padre, che prepara l'umanità ad

accogliere il Figlio.

In questa prima parte (ciclo natalizio) è il Padre che è nettamente al primo piano dell'attenzione della liturgia. Egli

vi appare come Colui che creò il mondo e l'uomo, elevò Adamo e lo costituì capo religioso dell'umanità. E' lui che

Adamo offese per il peccato e che noi in Adamo abbiamo offeso dandoci a Satana e meritando la sua ira e le

miserie di cui ci ha colpiti. E' Lui che , ciò nonostante, promise il Redentore e preparò la redenzione nell'Antico

Testamento 11 .

Ma insieme opera il Figlio che, preannunziato nelle figure dell'Antico Testamento, ora dice: Ecco,

io vengo per fare, o Dio, la tua volontà (Eb 10, 7), e agisce pure la potenza dello Spirito Santo che,

dopo aver parlato per mezzo dei profeti, opera l'Incarnazione nel seno della Vergine Maria.

Così nel ciclo pasquale risalta principalmente l'azione del Figlio che, quale Sommo sacerdote della

nuova Alleanza, offre al Padre il Sacrificio per la redenzione del genere umano. Ma, insieme, nello

sguardo del Figlio domina il Padre, origine e termine dell'opera del Cristo: Mio cibo è fare la

volontà del Padre che mi ha mandato (Gv 4, 34) e Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 17, 21).

L'opera di Cristo a sua volta si svolge nella potenza dello Spirito Santo, che sarà il frutto del

mistero pasquale: Spirò (Gv 19, 30 letteralmente Emise lo Spirito) e Ricevete lo Spirito Santo (Gv

20, 22).

Con la seconda parte del ciclo (ciclo pasquale) passa al primo piano la realizzazione della redenzione portataci da

Cristo anzitutto nei suoi mysteria paschalia: passione, morte, risurrezione e ascensione […]. Ora, in tutto questo è

Cristo, il Figlio incarnato, nostro Redentore e capo nella sua passione e nella sua gloria, che è al primo piano

dell'attenzione della liturgia 12 .

 

9 VAGAGGINI, Il senso teologico della liturgia, Roma, ed. Paoline, 1965, p. 237 ss.

10 Messale Romano riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI,

Conferenza episcopale italiana, Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1983, conclusione delle collette.

11 VAGAGGINI, p. 237.

12 VAGAGGINI, p. 238.

 

6

 

Infine nel Tempo Ordinario risalta principalmente l'azione dello Spirito Santo, che santifica la

Chiesa preparandola al ritorno del Signore ed entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e

profeti (Sap 7, 27).

Nell'ultima fase del ciclo, dall'Ascensione alla Pentecoste, è finalmente lo Spirito Santo che balza al primo piano

dell'attenzione. Qui si svolge liturgicamente il concetto come tutta l'opera della realizzazione della redenzione di

Cristo nei singoli uomini, dal momento che Cristo è salito alla destra del Padre nella gloria, si faccia in Spiritu, con

la presenza e l'opera dello Spirito che anima la Chiesa e vivifica i suoi mezzi di santificazione, di dottrina e di

governo 13 .

Ma, insieme, lo Spirito Santo interiorizza il mistero di Cristo: Prenderà del mio e ve l'annunzierà

(Gv 16, 14) per rendere l'umanità redenta un sacrificio perenne, gradito al Padre 14 .

In tal modo la struttura trinitaria dell'Anno liturgico è bene espressa nell'antica dossologia

conclusiva della preghiera eucaristica:

Per Cristo, con Cristo e in Cristo,

a te, Dio Padre onnipotente,

nell'unità dello Spirito Santo,

ogni onore e gloria

per tutti i secoli dei secoli. Amen 15 .

Si comprende allora che celebrare l'Anno liturgico è celebrare, in modo esteso e solenne in un ciclo

solare, il mistero della Santissima Trinità ed essere sacramentalmente coinvolti nella Sua azione

salvifica.

Non a caso la Chiesa conclude la prima parte dell'Anno liturgico (sei mesi) con una solenne

Dossologia trinitaria: la domenica della santissima Trinità, che conclude il complesso delle grandi

feste cristologiche.

2. La dimensione cristocentrica dell'Anno liturgico

Cristo, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli

che per mezzo di Lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore (Eb 7, 24-25).

a. Cristo Gesù, il Signore (il Kyrios)

Soggetto incontrastato dell'Anno liturgico è Gesù Cristo, il Kyrios, in tutta la sua integrità e totalità:

Figlio di Dio incarnato, nato e vissuto, morto e risorto e ora nella gloria in atto continuo di

comunicare al mondo la vita divina di cui è pieno e unico dispensatore 16 .

Quando si tratta della presenza e dell'azione di Cristo nella sua Chiesa, in specie nella liturgia, il pericolo è questo:

che, più o meno coscientemente, noi la concepiamo come una cosa avvenuta una volta per sempre nella vita terrena

di Gesù dall'incarnazione alla morte in croce, e che ora non è più presente se non nel campo puramente psicologico

della conoscenza e degli affetti 17 .

Invece:

 

13 Idem.

14 MRI, PE III.

15 MRI, conclusione della PE.

16 VAGAGGINI, C., Il senso teologico della liturgia, Roma, ed. Paoline, 1965, p. 247.

17 VAGAGGINI, p. 250.

 

7

 

Nella liturgia Cristo è presente qui ed ora, non come una idea astratta, ma come una persona viva [...] Così nella

realtà liturgica, l'azione attuale sacerdotale di Cristo, che cominciò con l'incarnazione, si compì sul Golgota e si

prolunga presso il Padre, diventa una realtà che ci investe realmente e presenzialmente. Il tempo vi è superato e

come sospeso: Cristo, il suo sacrificio, la sua virtù santificatrice, la sua preghiera, la sua azione mediatrice presso il

Padre, sono lì presenti, realmente, fisicamente sotto il velo dei segni sensibili. Tutti gli uomini nel succedersi dei

secoli, individualmente, uno per uno, partecipando alla realtà liturgica, possono diventare contemporanei di Cristo

[...], che sempre vivo e presente, attira a sé ogni uomo nell'orbita della sua azione sacerdotale, sacrificale,

mediatrice che trascende ormai ogni spazio e ogni tempo 18 .

Infatti nella liturgia la parte di Cristo è cosa talmente reale, viva, presente e preponderante che, in fondo, non vi è

nel mondo che un unico liturgo: Cristo, e un'unica liturgia: quella di Cristo 19 .

La centralità del Kyrios nell'azione liturgica è ben descritta anche dal Righetti che chiama il Cristo:

Liturgo per eccellenza.

Tutta la liturgia è impostata essenzialmente su Cristo, il Cristo risorto e glorificato alla destra del Padre, mediatore

nostro presso di lui. Per quanto, come Dio, potrebbe essere termine del culto, e oggetto, insieme col Padre, delle

nostre adorazioni, pure, nell'economia liturgica, egli mantiene quella funzione di sacerdote e mediatore che fu

motivo e scopo della sua incarnazione. Egli perciò nel culto cattolico appare principalmente come il Liturgo per

eccellenza, il grande Pontefice della nuova Legge […], che, a capo del popolo da Lui redento, offre a Dio Padre il

culto perfetto 20 .

Se non si comprende la presenza attuale del Kyrios nella liturgia, ci si riduce a ritenere le feste e le

azioni liturgiche a guisa di sacre rappresentazioni, che vorrebbero riprodurre semplicemente gli

eventi storici desunti dai Vangeli. In realtà la Chiesa sa bene che il Soggetto presente ed operante

nella liturgia è il Kyrios nel suo stato glorioso attuale ed è su questa base che il modello della

liturgia terrena non è tanto l'evento storico quanto piuttosto le visioni mistiche dell'Apocalisse. Da

ciò il fondamento della solennità liturgica, che senza tale prospettiva perde il suo ruolo, ridotto ad

una imitazione storica e non raramente pauperistica degli eventi evangelici.

b. Cristo Profeta, Sacerdote e Re

L'Anno liturgico è quindi dominato dalla Persona di Cristo Signore, il Kyrios, nell'esercizio

continuo e presente del suo triplice ministero: profetico, sacerdotale e regale.

Dopo la gloriosa ascensione di Cristo al cielo, l'opera della salvezza continua attraverso la celebrazione della

liturgia, la quale, non senza motivo, è ritenuta momento ultimo della storia della salvezza. Nella liturgia infatti

Cristo è in vario modo realmente presente: è il capo che presiede l'assemblea cultuale, le cui membra sono

insignite della dignità regale; il maestro, che continua a proclamare il vangelo di salvezza; il sacerdote, che offre il

sacrificio della nuova legge e agisce efficacemente presso il Padre in favore degli uomini (Eb 7, 25); il fratello

primogenito (Rm (, 29), che unisce la sua voce alla voce di innumerevoli fratelli. I fedeli, aderendo alla parola di

fede e partecipando 'nello Spirito' alle celebrazioni liturgiche, incontrano il Salvatore e sono inseriti vitalmente

nell'evento salvifico 21 .

Queste tre dimensioni sono inseparabili nella Persona di Cristo. Anche se ogni atto del Signore è

profetico, sacerdotale e regale, tuttavia è possibile rilevare nei tre cicli dell'Anno liturgico la

prevalenza di uno di questi uffici.

Nel ciclo natalizio Cristo appare soprattutto come il Profeta che proclama il suo mistero pasquale

nelle antiche profezie, nelle vicende e nelle figure dell'Antico Testamento e lo attualizza già in

germe ed inizio nell'Incarnazione e nelle sue prime manifestazioni.

 

18 VAGAGGINI, p. 261.

19 VAGAGGINI, p. 249.

20 RIGHETTI, Storia liturgica, ed Ancora, 1964, vol. I, p. 20-21.

21 Messe della Beata Vergine Maria, Raccolta di formulari secondo l'anno liturgico, Conferenza episcopale italiana,

Città del Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana, 1987, n. 11.

 

8

 

Nel ciclo pasquale Cristo appare soprattutto come il Sacerdote che consuma sulla Croce il suo

Sacrificio per la redenzione del mondo e risorgendo ci ridona la vita immortale

Nel tempo ordinario Cristo appare soprattutto come il Re che fonda il suo regno e lo dilata fino

agli estremi confini della terra nella potenza dello Spirito Santo; il buon Pastore, che conduce la sua

Chiesa attraverso i tempi sotto la guida di coloro che ha costituito pastori 22 , fino alla pienezza della

sua manifestazione, quando ritornerà nella gloria.

Il papa Pio XII nell'Enciclica Mediator Dei definisce l'Anno liturgico in questo modo:

L'Anno liturgico […] non è una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato, o una

semplice e nuda rievocazione di realtà d'altri tempi. Esso è, piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua

Chiesa, e che prosegue il cammino di immensa misericordia da Lui iniziato con pietoso consiglio in questa vita

mortale, quando passò beneficando (cfr. At 10, 38), allo scopo di mettere le anime umane al contatto dei suoi

misteri, e farle vivere per essi 23 .

 

3. La dimensione evangelica dell'Anno liturgico

L'Anno liturgico romano è incentrato sul mistero di Cristo e lo celebra riferendosi alle

testimonianze più qualificate di questo mistero: i Vangeli. L'Anno liturgico quindi segue lo schema

dei Vangeli, soprattutto quello offerto dai sinottici. Infatti, nell'Anno liturgico non si celebrano

direttamente gli eventi e i personaggi dell'Antica Alleanza e non vi sono feste relative ai fatti

dell'Antico Testamento 24 , ma questi intervengono a preparare, esplicitare e commentare l'evento

centrale di Cristo, cosa che avviene soprattutto nella prima lettura della Messa (il Profeta).

Così non si celebrano gli eventi della Chiesa apostolica descritti negli Atti degli Apostoli, eccetto il

grande mistero della Pentecoste, frutto del Mistero pasquale, ma il Nuovo Testamento interviene ad

approfondire e spiegare il mistero di Cristo, soprattutto nella seconda lettura festiva della Messa

(l'Apostolo) o anche nella prima lettura feriale, se è tolta dal Nuovo Testamento.

In altri termini, la Chiesa prende in mano il Vangelo e lo sfoglia annualmente pagina dopo pagina e

ne evidenzia i fatti più importanti col grado di solennità, altri col grado di festa e proclama nella

successione dei giorni, con ordine, l'intera trama evangelica.

La fedeltà ai Vangeli, componendo il tutto secondo l'ordine storico, redazionale e teologico insito in

essi, conferisce all'Anno liturgico la garanzia di proporre oggi il mistero di Cristo in modo

oggettivo e completo, sotto la superiore garanzia dello Spirito Santo, autore principale dei Vangeli.

E' altresì da notare come, secondo lo schema dei Vangeli sinottici, l'attività pubblica del Signore,

dal battesimo presso il fiume Giordano fino alla sua Passione, venga descritta e contenuta nel tempo

cronologico di un anno solare nel quale domina sovrano l'unico grande viaggio verso

 

22 MRI, Prefazio degli Apostoli, I.

23 PIO XII, Enciclica Mediator Dei (20 nov. 1947), parte III, II.

24 La Liturgia della Chiesa, Manuale di scienza liturgica, a cura di Hans Bernhard Meyer, Hansjorg Auf der Maur,

Balthasar Fischer, Angelus A. Haussling, Bruno Kleinheyer, vol. 5°, Le celebrazioni nel ritmo del tempo I, Feste del

Signore nella settimana e nell'anno, Torino, ed. LDC, 1990, p. 321: "Non ci sono note feste cristiane che abbiano come

contenuto esclusivamente avvenimenti della storia della salvezza dell'Antico Testamento; si tratta sempre di

avvenimenti salvifici di Cristo, che sono tipologicamente prefigurati nell'Antico Testamento".

 

9

 

Gerusalemme, dove si compirà il mistero della Pasqua di morte e risurrezione, proprio in

coincidenza con quelle solenni feste, che costituirono per secoli la sua prefigurazione.

E' noto che l'evangelista Luca presenta l'azione salvifica di Gesù come un misterioso pellegrinaggio (Lc 9, 51- 19,

45), la cui meta intenzionale è Gerusalemme, la città messianica, il luogo del suo sacrificio pasquale e del suo

esodo al Padre: 'Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre' (Gv

16, 28) 25 .

L'Anno liturgico adotta questo medesimo criterio raccogliendo in un unico anno solare tutta l'opera

della nostra Redenzione. Sotto tale aspetto si vede chiaramente come i Vangeli sinottici e l'Anno

liturgico concordino nell'esporre e celebrare il mistero salvifico di Cristo con l'identica modalità

annuale. Ed ecco che allora si comprendono le parole del Signore all'inizio della sua vita pubblica

quando nella sinagoga di Nazareth adempie la profezia di Isaia predicando un anno di grazia del

Signore (cfr. Lc 4, 16-20) e nella parabola del fico sterile è invocata la pazienza del Padre in un

anno di misericordia (cfr. Lc 13, 5-9).

Può essere interessante anche considerare come l'attuale distribuzione in tre Anni del lezionario

festivo della Messa (ABC) abbia un riferimento simbolico ai tre anni della vita pubblica del

Signore, come risulta dal vangelo di s. Giovanni e dall'espressione di Lc 13, 7: Ecco, son tre anni

che vengo a cercare frutti su questo fico (cfr. Bibbia di Gerusalemme, nota a Lc 13, 7: è forse un'allusione alla

durata del ministero di Gesù, come risulta dal quarto vangelo).

La lettura biblica (nella Sinagoga) si fa in modo che la Torah sia letta entro l'anno (anticamente entro tre anni) 26 .

4. La dimensione eucaristica dell'Anno liturgico

L'Eucaristia è il cuore dell'Anno liturgico

- sia perché il mistero celebrato nell'Anno liturgico è contenuto in ogni Eucaristia:

- sia perché ogni festa viene celebrata mediante l'Eucaristia:

- sia, infine, perché la struttura globale dell'Anno liturgico ha la forma dell'Eucaristica.

a. La Messa contiene l'Anno liturgico in quanto è la celebrazione sacramentale dell'intero

mistero di Cristo, che viene poi esteso a tutto l'Anno liturgico:

Dal fatto che nella Messa si concentrano sacramentalmente col sommo grado di espressione e di efficacia

tutte le fasi del mistero di Cristo, bisogna dire che ogni messa è Avvento, Natale, Epifania, Giovedì santo,

Venerdì santo, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Ognissanti, Cristo Re. Una festa liturgica non può essere

qualcosa che non sia già realmente contenuto in ogni e singola Messa.

Ecco, dunque, la relazione precisa tra ogni e singola Messa e una festa liturgica: teologicamente ogni Messa

esprime sinteticamente e, a suo modo, realizza efficacemente, tutto il mistero di Cristo. Ma noi siamo così

fatti, nella nostra limitata capacità psicologica, che non possiamo penetrare in una sola volta tutte le ricchezze

della grazia del mistero di Cristo, che si esprime e si realizza sinteticamente in ogni Messa, in un sol punto

dello spazio e del tempo. Abbiamo dunque bisogno che questo mistero ci venga successivamente come

scomposto e analizzato nei suoi diversi aspetti, sempre tutti e simultaneamente presenti, per poter concentrare

successivamente, con calma e con sufficiente efficacia psicologica, la nostra attenzione ora sopra uno e ora

sopra l'altro ed arrivare così a penetrarci sempre più del senso pieno di ogni singola Messa.

25 CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà

popolare e liturgia, Principi e orientamenti, Libreria Editrice Vaticana, 2002, n. 280.

26 FEDERICI, TOMMASO, Israele vivo, in Quaderni Missionari, Edizioni Missioni Consolata, Torino, 1962, p. 99.

 

10

 

Questo mettere liturgicamente in rilievo ora l'uno ora l'altro dei diversi aspetti dell'unico mistero di Cristo

che si realizza simultaneamente in ogni Messa, si chiama appunto celebrare una festa liturgica 27 .

b. Ogni festa liturgica viene celebrata mediante l'Eucaristia ed ha nell'Eucaristia la sua

efficacia sacramentale e la sua pienezza:

E' per questo che tutte le feste si celebrano sempre essenzialmente con l'unica stessa Messa. I formulari

diversi di cui essa, sempre la stessa, si veste, per così dire, nelle diverse occasioni, non fanno altro che

mettere maggiormente in rilievo ora l'uno ora l'altro dei punti tutti sempre presenti e che costituiscono

l'unico e integrale mistero di Cristo 28 .

Non è possibile venire a contatto con i singoli misteri celebrati nelle varie feste se non

mediante la Messa, la quale mentre ci unisce al mistero del giorno celebrato, ci dona sempre

la totalità di Cristo e dei suoi misteri, realtà che non è mai divisibile.

Il mistero è unico ed è quello pasquale, anche se nelle feste natalizie esso può venir considerato e celebrato

sotto l'aspetto particolare dell'Incarnazione. E proprio perché non esiste un mistero proprio del Natale e della

Circoncisione o dell'Epifania, che anche in queste feste viene celebrato l'unico mistero rituale della Pasqua

che è la Messa. Nella Messa noi celebriamo tutto il mistero della salvezza, anche se la cornice delle varie

feste può dare ad essa un risalto, un rilievo, una prospettiva particolare e parziale 29 .

Lo stile della liturgia, infatti, è sempre globale. Ci si deve abituare pertanto a concepire l'anno liturgico come

un incontro sempre totale con Cristo anche quando, a causa della nostra limitatezza, lo dobbiamo celebrare

secondo momenti particolari. Del resto, il nostro sguardo non è ancora in grado, come avverrà nella vita

futura, di abbracciare con un'unica visione la totalità del Mistero; da qui la necessità di dispiegarlo in

momenti singoli per poterlo vivere adeguatamente 30 .

Ogni festa quindi è la celebrazione del mistero pasquale nella sua totalità, colto tuttavia in un

suo aspetto o fase particolare 31 .

L'anno liturgico è quindi soprattutto un ricco anello d'oro essenzialmente costituito dalle Messe 32 .

c. L'Anno liturgico ha la forma dell'Eucaristia

L'anno liturgico nella sua struttura generale ricalca le linee del rito della Messa, sicché,

l'intero Anno liturgico riflette la celebrazione eucaristica nelle sue parti fondamentali, quasi

una grande Messa, estesa nel tempo di un anno.

Infatti la celebrazione liturgica dell'Eucaristia poggia sui tre gesti eucaristici del Signore:

- prese il pane,

- disse la preghiera di benedizione,

- lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli 33 .

27 VAGAGGINI, p. 182.

28 VAGAGGINI, p. 185.

29 BERTI, G., La celebrazione del mistero pasquale nell'anno liturgico, in Sussidi liturgico-pastorali, n. 13, Opera della

Regalità, Ed. Vita e pensiero, Roma, 1966, p. 229.

30 AA.VV., Celebrare il mistero della salvezza, I. L'Anno liturgico, LV, Edizioni liturgiche, Roma, 1998, p. 31.

31 Anamnesis, introduzione storico - teologica alla Liturgia, Casale Monferrato, ed. Marietti, 1988, vol. VI, pp. 353-355.

32 Enciclopedia liturgica, a cura di R. Aigrain e collaboratori, Alba, ed. Paoline, 1959, p. 627.

33 MRI, PE.

 

11

 

Questi, sviluppati dalla tradizione liturgica, generano le tre parti fondamentali della liturgia

eucaristica, ossia:

- la presentazione delle offerte,

- la prece eucaristica,

- la comunione.

Parti che, pur diverse e variabili nelle varie famiglie liturgiche e lungo i secoli, formano

tuttavia la base costante ed immutabile in ogni rito, sia dell'Oriente che dell'Occidente.

Osservando l'Anno liturgico, possiamo vedere che il Ciclo natalizio a guisa di un grande

Offertorio prepara la vittima del Sacrificio, sia nell'opera profetica dell'Antico Testamento,

sia, soprattutto, nell'incarnazione del Verbo.

Il tempo di Natale è come il grande offertorio della grande Messa che è l'anno liturgico: la Vergine e la

Chiesa preparano e presentano al Padre la Vittima che a Pasqua gli sarà immolata. A Natale viene assunta dal

Verbo l'umanità che a Pasqua egli stesso salverà. Il tempo che lo precede, cioè l'Avvento, è il tempo della

preparazione dell'offerta che in quella di Cristo deve includere anche la nostra, è il tempo della raccolta dei

nostri doni, è il tempo della Vergine dell'Annunciazione che è tutta presente nelle parole rivolte all'Angelo:

«Ecco l'ancella del Signore» […], che fanno eco a quelle che Cristo pronuncia entrando nel mondo:

«Eccomi, Dio, a fare la tua volontà» […] L'incarnazione prepara la materia del sacrificio, è la semente di

quell'albero misterioso carico dei frutti della salvezza che un giorno sarà piantato sul Calvario 34 .

Non a caso il rito offertoriale dell'acqua che si unisce al vino è interpretato dalla Chiesa con

una formula estratta dalla liturgia natalizia 35 , che esprime insieme con la nostra unione con

Cristo, anche quella dell'unione in Cristo delle due nature, l'umana e la divina.

Così il Ciclo pasquale, a guisa di una solenne Prece eucaristica, celebra il compimento del

sacrificio redentore, nell'offerta sacrificale di Cristo al Padre.

Infine il Tempo Ordinario in cui la Chiesa, dopo la Pentecoste, mossa dallo Spirito Santo,

porta nel mondo la salvezza di Cristo, rende questo tempo simile ad una grande Comunione,

che mette in contatto l'umanità intera col mistero pasquale del Signore.

Una simile visione dell'Anno liturgico non può essere intesa rigidamente, tuttavia delinea una

reale struttura eucaristica, che pervade la logica e l'insieme dell'Anno liturgico.

Al contempo, in una interpretazione mistica della Messa romana, si può ravvisare nelle parti

del rito l'intero Anno liturgico in miniatura: l'Avvento-Natale nei riti iniziali; la vita

pubblica nella liturgia della Parola; il ciclo Quaresima-Pasqua nella liturgia sacrificale; il

congedo dal mondo col mandato missionario nei riti di congedo

 

***

 

In conclusione possiamo dire che le quattro strutture teologiche dell'anno liturgico sopra esposte

dichiarano che:

 

34 BERTI, p. 229-230.

35 MRI, Colletta della Messa del giorno di Natale.

 

12

 

- nell'Anno liturgico vi è l'azione misteriosa e sempre attuale del Padre, del Figlio e dello

Spirito Santo, che opera la salvezza del genere umano (struttura trinitaria);

- che questa economia salvifica passa necessariamente e unicamente attraverso la persona e il

mistero del Verbo incarnato, «unico Mediatore fra Dio e gli uomini», unica visibilità del

Padre e unica fonte dello Spirito Santo, unica porta di accesso al Regno (struttura

cristocentrica);

- che il Mistero di Cristo ci è tramandato e comunicato nella sua integrità oggettiva nei

Vangeli, custoditi e garantiti dalla Chiesa (struttura evangelica);

- che questo mistero si attua nel tempo fino alla fine del mondo precipuamente nella

celebrazione sacramentale dell'Eucaristia, che rende presente ed efficace il mistero pasquale

con ritmo quotidiano, settimanale e annuale 36 (struttura eucaristica).

 

IV La sacramentalità dell'Anno liturgico

 

L'Anno liturgico è nella sua globalità e nelle sue parti un sacramentale 37 . Infatti, non a caso, il

Martirologio Romano nella prima domenica di Quaresima, entrando nel cuore del Mistero pasquale,

centro dell'Anno liturgico, proclama:

Prima Domenica di Quaresima, in cui ogni anno, sull'esempio di nostro Signore Gesù Cristo,

ha inizio il venerabile segno sacramentale dell'osservanza quaresimale.

Ciò significa che la forza delle feste e dei tempi sacri dell'Anno liturgico non poggia unicamente sul

piano didattico, pedagogico, psicologico e morale, che certamente è eminente ed efficace come in

nessun altro mezzo nella Chiesa, ma gode di una Grazia soprannaturale che, per l'intervento della

Chiesa, fluisce da Dio in relazione alla celebrazione dei vari misteri, resi attuali nelle solennità,

nelle feste, nelle memorie e nei tempi sacri.

Infatti:

La Madre Chiesa, mentre propone alla nostra contemplazione i misteri di Cristo, con le sue preghiere invoca quei

doni soprannaturali per i quali i suoi figli si compenetrano dello spirito di questi misteri per virtù di Cristo. Per

influsso e virtù di Lui, noi possiamo, con la collaborazione della nostra volontà, assimilare la forza vitale come

rami dell'albero, come membra del capo, e ci possiamo progressivamente e laboriosamente trasformare «secondo la

misura dell'età piena di Cristo» (Efesini 4, 13) 38 .

La medesima dottrina è ripresa dal Concilio Vaticano II, che afferma:

La santa Madre Chiesa [...] ricordando in tal modo i misteri della Redenzione, apre ai fedeli le ricchezze delle

azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, in modo tale da renderli come presenti a tutti i tempi, perché i fedeli

possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza 39 .

 

36 PAOLO VI, Lettera apostolica Mysterii Paschalis con la quale si approvano le norme generali dell'anno liturgico e il

nuovo calendario romano, in OLIVAR, A., Il nuovo calendario liturgico, Torino, ed. LDC, 1973, Introduzione.

37 Anamnesis, vol. VI, p. 366.

38 MD, parte III, II, p. 1016.

39 SC, n. 102.

 

13

 

Perciò si ritiene giustamente:

che nello svolgimento dell'anno liturgico non vengono solamente ricordate le azioni con cui Gesù Cristo, morendo,

ci ha portato la salvezza; e neppure si tratta di una semplice memoria del passato dal cui ricordo tutti i fedeli

ricevono istruzione e nutrimento. La celebrazione dell'anno liturgico invece possiede una speciale forza ed

efficacia sacramentale per nutrire la vita cristiana 40 .

Il carattere sacramentale dell'Anno liturgico raggiunge la pienezza nella celebrazione del Ciclo

pasquale nei suoi due tempi di Quaresima e di Pasqua, nei quali la Chiesa, mediante i sacramenti

dell'Iniziazione cristiana, genera nuovi Figli di Dio ed estende i confini del Regno di Dio.

Il carattere sacramentale dell'intero Anno liturgico suscita una problematica quanto mai attuale ed

urgente. Si tratta di valutare le condizioni di efficacia sacramentale delle azioni liturgiche.

L'azione liturgica di qualsiasi tipo e di diversa importanza richiede che sia rigorosamente eseguita

in modo conforme alle leggi intrinseche ad essa in modo che non venga meno la sua identità e la

sua specifica finalità. Ciò implica l'osservanza, competente ed intelligente, dei riti e delle preci (per

ritus et preces SC, n. 48) che costituiscono un rito liturgico. Se dovesse venir meno l'integrità

dell'azione liturgica, mutando i riti e le preci, oppure aggiungendo o togliendo da essi parti

importanti, viene compromessa la sua forza sacramentale. In altri termini né quell'atto liturgico

viene accettato dalla divina Maestà, né di conseguenza può essere strumento di santificazione per il

popolo di Dio e per i singoli fedeli. Per questo la Chiesa dichiara:

Nessun'altro, assolutamente, anche se sacerdote, aggiunga, tolga o muti alcunché di sua iniziativa, in materia

liturgica (SC, n. 22§3).

La forza soprannaturale della liturgia è condizionata alla sua celebrazione integra e fedele secondo

l'istituzione del Signore (liturgia di diritto divino: Sacrificio e Sacramenti) e la mens della Chiesa

(liturgia di diritto ecclesiastico) che conferisce il mandato di celebrare e consegna la forma dei riti

ricevuti dalla Tradizione apostolica e garantiti dall'autorità del Magistero.

Ora da decenni noi assistiamo ad una vasta manipolazione della liturgia: vengono mutati i riti,

inventate le preci, aggiunte molte chiose, soppresse parti importanti con sostituzioni indebite di

creazioni originali e simboli eccentrici.

In particolare desta una notevole preoccupazione lo stato del canto e della musica sacra, cha più di

altre parti della liturgia sono lasciate ad una creatività privata senza continuità con la tradizione

liturgica e ormai slegate da ogni regola desunta dai principi portanti dell'impostazione liturgica.

Una causa remota potrebbe essere individuata nella manipolazione della concessione del canto

popolare, tipico dei pii esercizi, anche all'interno della liturgia (cfr. SC, n.118) 41

Ritorno al pensiero già espresso nell'introduzione di questa relazione: si ha la percezione che la

Chiesa, giunta al momento del canto dentro un'azione liturgica, si arresti ed appalti ad altri

l'esecuzione degli interventi canori e musicali. Sembra che la Chiesa abbia dichiarato la sua

inadeguatezza per assolvere lo specifico relativo al canto, sia riguardo ai testi, sia riguardo alla

musica. L'intero e vasto patrimonio della musica sacra è stato liquidato perché giudicato inadeguato

40 MP, parte I.

41 SC 118: Si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle

stesse azioni liturgiche, secondo le norme e i precetti delle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli.

 

14

 

alla vigente riforma liturgica, nonostante le dichiarazioni solenni in tale materia contenute nella

Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium (SC, n. 116)

In particolare, l'ammissione nella liturgia del canto popolare in volgare in sostituzione dei canti

latini del Proprium Missae, ha finito per travolgere l'intero impianto della liturgia, conferendo de

facto legittimità al solo canto popolare in vernacolo con la totale estromissione dei testi e della

musica gregoriana contenuti nei libri liturgici.

Il Graduale Simplex stabilito dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC, n.117) come una

nuova modalità possibile per le chiese e le Scholae minori, avrebbe potuto assolvere in modo facile

alla partecipazione dei fedeli conservando giustamente i testi e la musica sacra stabiliti nel Messale.

Tuttavia tale offerta pare da subito essere stata incompresa ed abbandonata nella media delle nostre

chiese.

Anche le stesse Collezioni dei canti approvati a livello diocesano o nazionale sembrano ormai

estromesse in nome di una libera scelta di canti fatta dal gruppo che volta a volta anima la liturgia.

Purtroppo tale scelta si è rivelata in genere piuttosto precaria e fragile riguardo al tema, al ruolo e

alla finalità dei singoli canti all'interno del rito. Non esiste più il criterio oggettivo stabilito dalla

liturgia, ma il gusto soggettivo di coristi e maestri che non cantano più la liturgia, ma cantano nella

liturgia.

In questa situazione ci pone la domanda: Si può attribuire ancora il carattere e la forza sacramentale

alla concreta celebrazione liturgica nel settore dei canti de facto eseguiti? O non piuttosto in tale

settore viene a mancare quella sacramentalità, ossia quell'influsso della grazia, che ogni parte del

rito dovrebbe avere davanti a Dio e in ordine alla santificazione delle anime? Se la forma dei canti e

della musica stabilita dalla Chiesa viene sostituita con creazioni private ed espressioni soggettive

della spiritualità di gruppi e di singoli individui si può ancora parlare di quella efficacia

sacramentale che è tipica della liturgia?

Evidentemente il complesso dei canti di privata composizione, pur degni e buoni, non gode tuttavia

dell'efficacia propria della liturgia, ma si riduce a quell'efficacia minore che è propria dei pii

esercizi quali espressioni della pietà individuale. Si crea una mistura tra azione liturgica di alto

profilo oggettivo (riti e preci) e pii esercizi privati soggettivi e talvolta mediocri (canto e musica) 42 .

In questo stato di cose però viene meno l'altissima dignità della grande musica unita al testo

liturgico, assunta dalla Chiesa col vaglio della tradizione secolare ed eseguita in intrinseca simbiosi

col rito liturgico come parte nobilissima e necessaria della liturgia solenne. In tale canto e musica

liturgici si ode la voce della Sposa che loda il suo Signore ed emerge l'unico Soggetto operante

nella liturgia: Cristo e la Chiesa sua indissolubile sposa.

E' questo un dibattito necessario e urgente che spetta soprattutto a coloro che curano la liturgia nel

suo aspetto canoro e musicale.

V Le insidie al primato e alla centralità dell'Anno liturgico

 

42 La Chiesa vuole che liturgia e pii esercizi siano chiaramente distinti e non intrecciati per il diverso Soggetto operante

e la diversa dignità dell'atto.

 

15

 

Dai principi teologici sopra esposti si deduce quindi l'eccellenza dell'Anno liturgico rispetto ad altri

itinerari di indole privata, entro la Chiesa.

La via privilegiata per essere introdotti nel mistero della salvezza attuata nei santi 'segni' resta per noi quella di

seguire con fedeltà lo svolgersi dell'Anno liturgico 43

L'Anno liturgico, infatti, assicura innanzitutto la centralità del Mistero pasquale di Cristo, celebrato nella

completezza e nell'equilibrio delle sue parti: mistero che illumina, assume e trasforma tutte le realtà della

vita ecclesiale e umana.

Per questo ogni altro programma ecclesiale, pur necessario e legittimo, deve comporsi con il ritmo e il senso

dell'Anno liturgico.

Nel rapporto tra Liturgia e pietà popolare deve essere ritenuto un punto fermo la priorità della celebrazione

dell'Anno liturgico su ogni altra espressione e pratica di devozione 44

Così

- l'itinerario catechistico-catecumenale per la Iniziazione cristiana,

- l'itinerario devozionale delle devozioni popolari;

- l'itinerario pastorale diocesano e parrocchiale con la celebrazione delle vicende e necessità

locali e contingenti della vita;

- l'itinerario carismatico di movimenti e spiritualità;

- l'itinerario diversificato per categoria (bambini, giovani, anziani, ecc.);

- l'itinerario delle Giornate umanitarie (mondiali, nazionali e diocesane);

non possono essere paralleli e indipendenti dall'Anno liturgico, per non perdere il riferimento al mistero di

Cristo, così come i Vangeli lo propongono e la Chiesa lo celebra attualizzandolo.

L'Anno Liturgico e la celebrazione del dies dominicus formano il perno della catechesi permanente dell'intera

comunità: ad essi si devono far convergere tutti gli itinerari catecumenali propri delle diverse età della vita umana 45 .

Ecco perché per tutte queste iniziative spirituali, suscitate legittimamente dallo Spirito nella Chiesa, si

richiede, dopo il Concilio Vaticano II, il costante riferimento e la vigile integrazione nell'Anno liturgico,

quale garanzia di piena adesione al mistero di Cristo e difesa da soggettivismi devianti o riduttivi.

Si deve rispettare e difendere la domenica, come festa primordiale, quindi ad essa non siano anteposte altre

celebrazioni, se non sono davvero di grandissima importanza. Inoltre si presti attenzione che l'Anno Liturgico,

rinnovato per volere del Concilio Vaticano II, non sia oscurato da elementi secondari 46 .

Questo necessario riferimento assicura che le emergenze sociologiche, le devozioni private, la formazione

nella catechesi di Iniziazione, la spiritualità dei gruppi e degli individui, ecc. vengano a contatto in modo

oggettivo col mistero di Cristo e da esso traggano alimento, luce, equilibrio, garanzia ed efficacia.

43 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Mane nobiscum Domine, per l'Anno dell'Eucaristia, ottobre 2004-ottobre

2005, n.17.

44 DIRETTORIO, n. 94.

45 CEI, - RITO DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI, Premesse della Conferenza Episcopale Italiana,

n. 2.

46 Ordinamento Generale del Messale Romano, 2004, Editio Typica Tertia della Institutio Generalis Missalis Romani,

in notiziario dell'Ufficio Liturgico Nazionale, 22 maggio 2004, n. 394.

 

16

 

La storia insegna che, in certe epoche, la vita di fede è stata sostenuta da forme e pratiche di pietà, spesso sentite

dai fedeli come maggiormente incisive e coinvolgenti delle celebrazioni liturgiche. In verità 'ogni celebrazione

liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e

nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stessa grado'. Deve essere pertanto

superato l'equivoco che la Liturgia non sia 'popolare': il rinnovamento conciliare ha inteso promuovere la

partecipazione del popolo nella celebrazione liturgica, favorendo modi e spazi (canti, coinvolgimento attivo,

ministeri laicali…) che, in altri tempi, hanno suscitato preghiere alternative o sostitutive all'azione liturgica.

L'eminenza della Liturgia rispetto ad ogni altra possibile e legittima forma di preghiera cristiana deve trovare

riscontro nella coscienza dei fedeli: se le azioni sacramentali sono necessarie per vivere in Cristo, le forme della

pietà popolare appartengono invece all'ambito del facoltativo. Prova veneranda è il precetto di partecipare alla

Messa domenicale, mentre nessun obbligo ha mai riguardato i pii esercizi, per quanto raccomandati e diffusi, i quali

possono tuttavia essere assunti con carattere obbligatorio da comunità o singoli fedeli. Ciò chiama in causa la

formazione dei sacerdoti e dei fedeli, affinché venga data la preminenza alla preghiera liturgica e all'Anno liturgico

su ogni altra pratica di devozione. In ogni caso, questa doverosa preminenza non può comprendersi in termini di

esclusione, contrapposizione, emarginazione 47 .

 

Conclusione

In conclusione di questa relazione è opportuno delineare alcune scelte coerenti con i Principi qui

esposti. Il prossimo Anno santo (2025) attende delle proposte intelligenti e possibilmente

durature nella vita della Chiesa.

Nel caso specifico di maestri corali è evidente che l'ambito di operatività ecclesiale sarà in

primo luogo quello del culto divino, nei suoi due ordini: la liturgia e la pietà popolare.

Ed ecco tre scelte importanti e impegnative che dovrebbero conseguire alla presente riflessione:

1. Conferire all'Anno liturgico il suo intrinseco primato e centralità, consentendo al fatto che i

suoi ritmi, i suoi tempi sacri e le sue feste costituiscano la trama e la guida dell'intero piano

pastorale della diocesi e della parrocchia.

2. Costituire una Schola cantorum al servizio della liturgia e affidare esclusivamente ad essa la

celebrazione ordinaria della liturgia solenne, ossia della Messa domenicale principale e

dell'intero complesso dei riti propri delle solennità e feste liturgiche.

3. Realizzare de facto il motto: Cantare la liturgia e non nella liturgia. Ciò è possibile soltanto

con la presenza stabile di una schola con maestri e coristi formati liturgicamente e musicalmente

in modo da porsi veramente al servizio del culto pubblico e ufficiale della Chiesa,

nell'osservanza convinta e serena delle sue leggi e dei suoi fini.

Questi tre obiettivi rappresentano il frutto più alto e maturo delle migliori epoche della storia

liturgica e restano gli orizzonti necessari per un futuro di qualità.

Per raggiungere una così nobile meta si dovrà educare l'intero popolo di Dio ad uscire dal

piccolo mondo del soggetto e dei suoi immediati sentimenti, per accogliere nella fede un culto

oggettivo e sublime che scende dal cielo ed è consegnato dalla Chiesa per l'edificazione

dell'intero popolo di Dio e in esso dei singoli fedeli.

47 DIRETTORIO, n. 11.

 

17

 

Una tale prospettiva sarà possibile soltanto se si crederà fermamente che la liturgia non è

l'espressione immediata e superficiale della religiosità naturale umana, ferita dal peccato, ma lo

stesso culto che l'unigenito Figlio di Dio, Verbo incarnato ed ora glorioso presso il Padre, eleva

continuamente intercedendo per la nostra permanente santificazione.

In tal senso potremo concludere: Anno Santo, musica santa!

 

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